Macron: Immigration “En Marche!”

“Le Roy Soleil des Immigrés”. Ovvero, Emmanuel Macron. Già: come sono destinate a funzionare le politiche di immigrazione in Francia per i prossimi cinque anni? “Pro domo sua”, naturalmente. La curva temporale, però, è grande e ancora tutta da scoprire. Ma esiste, perlomeno, un punto di partenza incardinato nel programma della campagna presidenziale di Macron ed esplicitato nel sito di “En Marche!”. Citiamone alla lettera i passaggi più significativi: “Il dovere dell'Europa è di offrire asilo a tutti coloro che sono perseguitati e domandano la sua protezione, nonché di individuare politiche idonee per venire a capo delle cause dei movimenti migratori, quali sottosviluppo, carestie, disordini climatici. Tuttavia, l’Ue non può accogliere sul suo territorio tutti quelli che sono alla ricerca di una vita migliore. In questo contesto, la Francia dovrà farsi carico della responsabilità che le compete per l’accoglienza dei rifugiati, concedendo permessi di soggiorno a tutti coloro che, a suo giudizio, abbiano diritto all’asilo sul suo territorio. Gli immigrati che, viceversa, non soddisfino i criteri per il riconoscimento dello status di rifugiato, e che quindi non abbiano diritto a rimanere in territorio francese, debbono poter essere effettivamente ricondotti alla frontiera”.

“E poiché l’immigrazione non può limitarsi alla sola questione dei rifugiati, la priorità dovrà essere finalizzata agli aspetti dell’integrazione, nel rispetto degli equilibri locali e nazionali”. In questo senso, stabilisce il programma di “En Marche!”, “l'integrazione in Francia si fonda, in primo luogo, sia sulla conoscenza della lingua, che condiziona l’impiego e l’inserimento dell’immigrato in regola, sia sul riconoscimento dei valori della Repubblica”. Sotto quest’ultimo aspetto, colui che dovrà integrarsi è obbligato a “conoscere i suoi diritti e doveri, con particolare riferimento al rispetto dei diritti della donna e della laicità”. In conclusione, “la Francia dovrà essere all’altezza della sua tradizione di accoglienza, ma dovrà nondimeno, mostrarsi inflessibile, sempre rispettandone la dignità, verso coloro che non hanno diritto a rimanere sul nostro territorio”.

Quindi, come si vede, Macron con le sue recenti prese di posizione, non fa altro che rispettare il suo “contratto” con i cittadini francesi e, pertanto, l’accusa di essere un “egoista che pensa solo ai suoi interessi” (mossa proprio da quella sinistra di governo che ha sposato il macronismo come suo modello politico), è priva di fondamento. Tra l’altro, le linee programmatiche, in materia di controllo dell’immigrazione, si ispirano al puro buon senso, cosa che, a noi italiani, sembra difettare in modo particolare.

Altro cantiere già avviato da Macron e dal suo Governo, così come promesso in campagna elettorale, riguarda la riforma delle procedure d’asilo, i cui tempi s’intende ridurre a otto settimane, in luogo dei molti mesi oggi occorrenti all’Agenzia francese Ofpra (Office français de protection des réfugiés et apatrides) dei rifugiati, con sede a Parigi e verso la quale, per legge, oggi confluiscono tutte le richieste di asilo, poi processate da un corpo specializzato di esperti civili. Emulando il modello italiano, il progetto di riforma dell’Ofpra prevede la creazione di una struttura policentrica, in cui ogni nodo sia gestito da funzionari dell’Agenzia, in modo da evitare il trasferimento dei richiedenti asilo verso la Capitale e, con ciò stesso, le complicazioni susseguenti all’obbligo di notifica delle convocazioni per l’audizione.

Identica riforma riguarda la decentralizzazione dell’organo giurisdizionale, la Corte nazionale per il diritto di asilo, competente per i ricorsi, che dovrebbe poter statuire le sue decisioni presso gli stessi centri d’accoglienza gestiti dall’Ofpra. Altro pilastro del programma macroniano è la creazione di una polizia di frontiera europea, che dovrebbe avere non meno di 5mila effettivi ed essere gestita tramite un’agenzia ad hoc.

Macron, poi, si gemella con la Merkel, offrendo condizioni privilegiate per la concessione di un permesso lungo di soggiorno, sia a persone particolarmente qualificate, come i laureati che intendono proseguire in Francia i loro studi di specializzazione sia, soprattutto, ai “talenti” (scienziati e ricercatori) che scelgano di venir a lavorare temporaneamente Oltralpe. Il punto “Né troppo rigorosi, ma nemmeno eccessivamente generosi”, è stato ribadito e riaffermato dalle scelte fatte negli ultimi giorni dal primo ministro Edouard Philippe chem il 12 luglio scorso, in perfetta sintonia con il programma elettorale di “En Marche!”, ha illustrato il piano di azione del Governo francese, per garantire il diritto d’asilo e porre un freno ai flussi migratori.

Con l’occasione, Philippe ha ribadito - nel rispetto dei trattati europei – l’intenzione di mantenere il controllo provvisorio alle frontiere, almeno fino a novembre, mese in cui dovrebbe decadere l’attuale stato d’emergenza antiterrorismo, decretato dal suo Governo. Questo per la Francia. E l’Italia? Come intende, eventualmente, assecondarne le mosse? Esaminando il recente libello renziano, oltre agli scontati veleni personali, si registra, ahimè, il solito nulla politico.