Francia, Google vince battaglia contro fisco

Google graziato in Francia. Proprio nel giorno in cui il premier, Edouard Philippe, annuncia una “terapia d’urto” per ridurre le tasse di 11 miliardi e rilanciare la crescita in Francia, arriva il verdetto del tribunale amministrativo di Parigi nel contenzioso con il colosso di Mountain View. Per i giudici, Google non dovrà sborsare quegli 1,1 miliardi di euro che lo Stato reclamava a titolo di “risanamento” esattoriale. Le regole dell’Ocse indicano infatti che un’azienda sia imponibile nel Paese in cui gode di un’insediamento stabile e questo - secondo i magistrati parigini - non corrisponde alla situazione di Google in Francia. Una decisione che lascia perplesse le autorità transalpine.

Lo scorso maggio, dopo una lunga trattativa, Google aveva invece finalizzato un accordo con l’Italia per versare 306 milioni in tasse non versate dal 2002 e il 2015. Intanto, sul fronte delle politiche fiscali,l’amministrazione di Emmanuel Macron ha rivisto le sue promesse e annunciato un taglio delle tasse per circa 11 miliardi di euro già dal 2018 contro i 7 miliardi annunciati in un primo tempo. “Vogliamo creare un effetto di tregua fiscale per l’occupazione e la crescita”, ha affermato Edouard Philippe intervistato dal quotidiano “Les Echos”.

Nel piano si aggiunge l’attuazione, dall’anno prossimo, di una “flat tax” unica al 30% sui risparmi delle famiglie con un taglio da 1,5 miliardi. Previsto inoltre un alleggerimento progressivo dell’imposta sul reddito delle società, che sarà portata al 25% entro il 2022. Il taglio delle tasse verrà finanziato anche da una più oculata gestione della spesa pubblica. Per il 2018 sono previsti risparmi per 20 miliardi con l’obiettivo di contenere il debito e “portarlo ad un livello meno insostenibile”. Nonostante il buco lasciato dalle precedente amministrazione di Francois Hollande, il premier ribadisce che il Paese rispetterà gli impegni Ue di rientrare sotto alla soglia del 3% entro “l’anno prossimo” (in un primo tempo aveva detto entro fine 2017). Il premier punta ad un deficit al 2,7% del Pil, appoggiandosi su una crescita dell’1,6% quest’anno e 1,7% l’anno prossimo.