L’onda Macron e i suoi protagonisti

Jacques Maire, candidato all’Assemblée Nationale, per «Republique en marche», il partito di Emmanuel Macron, nella III circoscrizione del Hautes Seine, ci riceve nel suo studio nella città di Meudon, alle porte di Parigi, città cara a Ferdinand Celine. I modi e la cortesia, di altri tempi, sono sicuramente un segno dell’impegno profuso nella diplomazia al servizio del suo paese.

Sig. Jacques Maire Lei ha 56 anni e non è mai stato in politica, cosa l’ha motivata ad aderire al programma del Presidente Macron?

Tutto si è svolto naturalmente perchè ho ritenuto che con Macron si aprono nuovi orizzonti per la politica francese, con una classe dirigente proveniente dalla società civile, non contaminata dalle lobby partitiche, che tanto danno hanno fatto alla Francia e all’Europa.

L’Europa, un argomento che predilige per averne una conoscenza diretta, nell’ambito della diplomazia economica. Quali prospettive vede?

Tanti come me sono stati sedotti da questo impegno perchè crediamo che l’Europa sia fattore di difesa, di protezione. È l’unica garanzia di protezione nel mondo globale.

In che misura l’esperienza nella diplomazia potrà metterla al servizio del Paese?

La conoscenza, non solo dell’Europa ma di molti paesi emergenti mi pone in una  posizione privilegiata per meglio costruire e modificare, là dove si rendesse necessario, il progetto europeo. 

In Italia seguiamo con attenzione quello che accade in Francia perchè vi saranno certamente delle ripercussione anche per noi. Ritiene possibile un avvicinamento nella visione delle politiche economiche di Italia e Francia?

Ne sono convinto. Siamo cugini. I legami storici che uniscono i due Paesi ci portano ad aver una comune visione dell’Europa e del mondo.

Quale futuro prevede per la moneta unica ed in che misura si potranno superare le diffidenze dei populismi euroscettici?

La scelta dell’euro è irreversibile, passerà almeno un secolo prima che si possa pensare a qualche modifica. L’euro ci ha tenuto al riparo dalle tempeste monetarie e ci aiuta a meglio gestire le risorse di ogni singolo paese. Siamo incamminati verso l’uniformità della fiscalizzazione e dei costi del lavoro.

È di ieri la notizia del grave attentato di Manchester. Quali misure ha preso il nuovo governo francese per far fronte a questa guerra asimmettrica?

Mi permetta di esprimere tutta la mia solidarietà al popolo inglese per questo vile attacco. Nel merito le posso anticipare che il Presidente Macron ha creato una Task-force alle dirette dipendenze dell’esecutivo, al fine di rendere più agili le investigazioni, unificando i vari servizi di informazione. È di qualche giorno fa l’accordo siglato con alcuni governi, anche al di fuori della Ue per una coordinazione operativa tra i diversi Stati.

Non crede che vi sia un nesso tra l’ondata di immigrazione incontrollata e la sempre più intensa attività terroristica?

Capisco il senso della domanda. So che in Italia sopportate il peso di migliaia di sbarchi giornalieri sulle vostre coste e che questo crea  problemi agli equilibri del tessuto sociale. Tuttavia, mi sentirei di escludere ogni relazione, pur ritenendo che si debba ben vigilare sul fenomeno del rientro dalla Siria dei foreign fighters di affilazione islamica.

Qualcuno vede nella politica di Macron lo stesso stile di Matteo Renzi… C’è qualcosa di vero?

Seguiamo con attenzione la politica italiana e credo che effettivamente alcuni comportamenti e decisioni siano comuni. Mi riferisco in particolare al rinnovamento della classe dirigente, che voi chiamate «rottamazione». I tempi sono stretti. Le riforme vanno prese con rapidità, anche se questo può portare dei rischi. L’età dei due aiuta entrambi nell’instaurare un dialogo diretto con i giovani.

La sua candidatura nella III circoscrizione del Hautes Seine la pone di fronte a Gilles Boyer, «un poid lourd» della politica tradizionale. Quale sarà il suo impegno sul progetto «Gran Paris» in cantiere?

Evidentemente il progetto è ambizioso e coinvolgerà tutte le città della «petit couronne». Si tratta di un progetto analogo alla cosiddetta Grande Londra che, pare abbia procurato enormi efficienze a quella mertopoli. Il mio impegno è per la difesa della circoscrizione che comprende Meudon, Sevres, Vaucresson, Chaville, Marne la coquette, impegnandomi a preservare l’architettura dei luoghi e una politica dei trasporti non invasiva.

La gestione del ministero dell’educazione nazionale di Najat  Belkacem é stata criticata da molti. Ne abbiamo avuto eco anche in Italia, per via della soppressione del latino nei licei. Quali aggiustamenti farebbe?

Jaqcues Maire, come un fiume in piena, si esprime senza remore: è urgente correggere la scellerata de-costruzione dell’insegnamento. Serve l’abolizione immediata del APB, pratica che consite nel selezionare gli orientamenti scolastici attraverso un «tirage au sort» una specie di lotteria. Credo che la più perversa fantasia non avrebbe potuto produrre un simile disastro. Si dovrà reintrodurre l’insegnamento, anche se in opzione, del latino e del greco. Serve la riforma dell’apprendistato. Bisognerà reintrodurre la misura faro della quota di dodici alunni per classe.

Jacques Maire si congeda con un « grazie e arrivederci » detto in un ottimo italiano. Gli auguriamo una buona elezione all’Assemblée Nationale, con un invito in Italia per il dopo-elezioni.