Crescita di otto anni<br />con Trump: lo dice il Ft

Otto anni di crescita piena con le ricette anticrisi di Donald Trump. Due giorni fa era la notizia di apertura del Financial Times, ma naturalmente sui giornali italiani e nello pseudo-dibattito televisivo dei talk-show non ce ne era traccia. Tutti troppo occupati nell’esegesi della mancata stretta di mano con Angela Merkel dopo il bilaterale Usa-Germania, conclusosi con un nulla di fatto.

La ricetta meno tasse per tutti, soprattutto per chi produce lavoro in America, sembra convincere tutti. Almeno negli States. A cominciare dai ricchi, tanto odiati da noi e tanto coccolati da loro. Cosa che fa poi la differenza quando si tratta di investire e creare nuovi posti di lavoro. E in un periodo in cui i piani quinquennali non li fa più neanche la Cina, sapere che in America si prevede un “forecast” positivo per i prossimi otto anni - cosa che darebbe per scontata una riconferma dello stesso Trump per un secondo mandato - non era notizia da far passare inosservata.

Ma tant’è: l’Europa ha un teorema da dimostrare, quello che “The Donald” sia brutto, sporco e soprattutto cattivo, e la verità deve essere sacrificata alla bufala. Cosicché, mentre nel Vecchio Continente si parla ancora di sacrifici, austerity e patrimoniale, tre paroline magiche che appena enunciate producono fughe di capitali di massa, a Washington e dintorni se ne fregano di simili contorcimenti mentali e mediatici e puntano al sodo: America first. E la ricetta, che poi è quella di Ronald Reagan riveduta e scorretta, sembra funzionare: non solo continua il rally di Wall Street, ma si fanno piani per il futuro.

I dati del Financial Times dicono di una ricerca sulle 200 maggiori corporates americane con un indice di positività che non si registrava dal 2009: sono tutti fiduciosi che le prime manovre fiscali di Trump, che poi consistono nel togliere tasse alle imprese e nel mettere dazi ai cinesi, e nel chiudere all’immigrazione illegale dal Messico, produrranno un’esplosione di nuovi posti di lavoro, anche e soprattutto nella profonda America della provincia. E si comincia dal 2017: gli executives chiefs prevedono una crescita del 2,2 per cento già dall’anno in corso. Con uno 0,2 in più rispetto alle precedenti prospettive. Trump però dice che la crescita si assesterà addirittura al 3 per cento del prodotto interno lordo su base annua e sono in molti a crederci. O a volerlo fare.

In America l’ottimismo della volontà non è ancora morto come purtroppo deve registrarsi qui da noi: in Italia e in Europa. La battuta che circola a Wall Street è semplice: in America l’evasione fiscale viene combattuta abbassando le tasse non alzando le pene.