Galli: «Dall'Appennino a Chicago»

Nel nostro viaggio alla scoperta di ciò che è Italia negli USA, intervistiamo oggi Mauro Galli, che presiede la Camera di Commercio italiana a Chicago e anche la più importante associazione che aggrega le aziende americane impegnate nel turismo verso l’Italia. Di questa chiacchierata che dunque in un certo senso vale … doppio, ringraziamo il Presidente Galli, disponibile e cordiale come pochi.

Presidente, lei è da anni un imprenditore attivo nel settore del turismo d’arte, che fa base nell’Illinois e promuove la cultura italiana presso i nostri amici americani portandoli a visitare alcune delle bellezze del nostro Paese. Ci racconti come la vita l’ha portata negli Stati Uniti, partendo da un piccolo paesino dell’Appennino Tosco Emiliano…

Sono nato a Pievepelago, in provincia di Modena. Finiti gli studi all’Accademia d’arte di Firenze, ho conosciuto quella che sarebbe diventata mia moglie e ci siamo spostati negli USA, essendo lei cittadina americana e dovendo ancora completare il suo percorso formativo. Ho iniziato a lavorare nel mondo dell’arte qui a Chicago, e già allora – era il 1976 - iniziai a constatare come l’America desse opportunità e spazio al merito e alla voglia di fare: tornammo in Italia per una estesa vacanza con l’intenzione di capire se ci fosse possibilità di rientro, ma era chiara la differenza di approccio e di visione, che premiava il talento e la caparbietà negli USA e molto meno in Italia. Tornati a Chicago, dopo qualche anno assieme ai miei cugini Piero e Francesca abbiamo dato vita alla Tourcrafters che da allora si occupa di portare turisti americani in Europa.

Il turismo dovrebbe essere il nostro petrolio. Lei è anche Presidente dell’Italian Travel Promotion Council (ITPC), che riunisce le principali aziende americane che portano  turisti e viaggiatori in Italia. Cosa dovrebbe fare l’Italia per valorizzare meglio i suoi eccezionali tesori, renderli più economicamente produttivi e culturalmente attrattivi?

Sono a capo dell’ITPC da circa 12 anni: ne fanno parte 21 operatori molto importanti nel campo del turismo verso l’Italia. Ogni anno visitiamo una diversa regione italiana portando più di 300 persone tra operatori, addetti ai lavori e giornalisti per assaporarne la bellezza e le eccellenze: l’ultima è stata la Puglia. Nel 2013, anno della cultura italiana negli USA, organizzeremo 16 workshop in giro per tutta l’America dove promuoveremo appunto cultura e turismo insieme.

Da anni ormai presentiamo ai diversi Governi italiani alcuni suggerimenti che provengono dalla nostra esperienza nel settore. L’ENIT sembra oggi essersi risvegliata dal suo letargo, grazie al nuovo Direttore Generale Andrea Babbi - che per fortuna proviene dal mondo del turismo, ed ha dimostrato competenza e professionalità durante i suoi precedenti incarichi nel settore. L’America è ai vertici per ritorno degli investimenti in promozione turistica: è un Paese forte e ancora ricco, affascinato dall’offerta italiana e culturalmente a noi molto legato. Si è invece investito molto nei Paesi cosiddetti emergenti, dove però – a parte una nicchia di ricchi che viaggia spesso e sa già come e perché visitare l’Italia – i bisogni della stragrande maggioranza della popolazione non prevedono un bel viaggio, ma piuttosto l’acquisto di beni come l’automobile o gli elettrodomestici.

C’è poi il problema dell’organizzazione interna: il sistema dei musei, ad esempio, è gestito in maniera non organica, perché troppi sono gli enti (locali oltre allo Stato) ai quali i diversi musei fanno riferimento. Non si offre al turista la possibilità di informarsi ed organizzare la propria visita in maniera efficiente, e lo si lascia in balia delle file e degli spostamenti difficili, mentre si potrebbe agevolarlo di modo che ottimizzi il suo tempo visitando più cose a seconda dell’affluenza, della capienza e della vicinanza dei diversi siti. Facendo ciò, i turisti sarebbero in grado di visitare più attrazioni, e il Paese ci guadagnerebbe sia in termini assoluti che di razionalizzazione e riposizionamento delle risorse.

Inoltre, dovremmo offrire alla clientela più giovane, che fa una vacanza diversa per contenuti e disponibilità economiche rispetto agli adulti, un adeguato feedback gestito da loro coetanei italiani che con loro condividono gusti e interessi. I ragazzi italiani saprebbero come promuovere anche contenuti colti, che altrimenti i giovani americani probabilmente non cercherebbero: e qualcuno di loro imparerebbe anche un mestiere interessante, oltre a guadagnarsi qualche euro (o qualche credito formativo, se si trattasse anche solo dei giovani italiani che studiano già nel campo del turismo). I ragazzi americani sarebbero, a loro volta, più invogliati a tornare, e a consumare prodotti italiani a casa loro.

Infine, certamente la pubblicità negativa delle condizioni dei vari siti culturali e archeologici italiani penalizza molto il turismo americano interessato al nostro Paese: è un turismo suscettibile a molti mercati, e per guadagnarlo ancora di più alla causa dell’Italia – alla quale guarda già molto favorevolmente – bisognerebbe gestire l’incoming in maniera più professionale. La dimostrazione sta nel fatto che siccome in Italia il piccolo è bello, c’è una grande crescita del turismo verso i luoghi più raccolti, in provincia, mentre le grandi città pagano un po’ la loro disorganizzazione.

La Camera di Commercio da lei presieduta è quella del Midwest, con sede a Chicago: terza città degli USA per popolazione, seconda per giro di affari, ma prima per entrambe le caratteristiche tra le città che non sono su una delle due coste. Su quale territorio si estendono le vostre attività, e che importanza ricopre per l’economia americana?

La Camera di Chicago è un aggregatore di interessi economici e commerciali italiani in una vasta area. Ospitiamo un desk di Federlegno e anche la Promos, l’Azienda di promozione della Camera di Commercio di Milano e a breve una rappresentanza di altre Camere italiane tra cui Firenze, Modena e Salerno. Organizziamo missioni, partecipiamo a fiere, promuoviamo incontri ed eventi a vantaggio dei nostri associati e della collettività di quest’area, interessata ai prodotti italiani di diversi settori.

Il Midwest racchiude Illinois, Wisconsin, Minnesota, Michigan, Ohio, Missouri, Indiana e fino al Tennessee, ed è questa l’area sulla quali facciamo arrivare le nostre attività, anche se stiamo cercando di fare alleanze con le altre Camere di Commercio Italiane negli USA per collaborare. Questa zona produce una fetta enorme del PIL industriale ed agricolo americano; Chicago è il punto di snodo principale americano, se non addirittura mondiale, per il mercato di tutto ciò che riguarda il settore dei prodotti agricoli e del bestiame. Queste zone inoltre sono note per essere popolate da gran lavoratori, che molto fanno e poco chiacchierano: c’è qui il vero grande pragmatismo americano, si sta coi piedi per terra e questa solidità permette di affrontare i periodi di difficoltà, come questo, in maniera realistica e concreta. Anche gli emigrati qui hanno maturato il medesimo spirito: sono zone che forniscono al Paese molta ricchezza.

La Camera organizza ogni anno l’“Italian Expo”. Di che si tratta? Quali sono i settori del Made in Italy che maggiormente hanno successo nel Midwest?

E’ un appuntamento molto importante e seguito che si ripete ogni anno, uno showcase dei migliori prodotti che offre l’Italia. A fianco ad esso organizziamo anche un appuntamento specifico sul food and wine, con 40 aziende del nostro Paese, che è il punto di riferimento per l’enogastronomia italiana in queste zone. Quest’anno, ospiteremo anche contenuti riguardanti la cultura Italiana negli USA, e la manifestazione durerà una intera settimana, in settembre.

I settori del Made in Italy che principalmente interessano in questa parte di America sono sicuramente l’enogastronomia, il fashion, il design e più in generale tutto quello che l’Italia riesce a produrre in maniera artigianale, con quella piccola industria di grandissima qualità che è il vero valore aggiunto del nostro export. Compito di una istituzione come la Camera di Commercio è proprio quello di favorire l’affaccio sui mercati internazionali dei prodotti della piccola industria italiana, che senza una guida non lo può fare (soprattutto qui in America): i prodotti della piccola industria non sono  numericamente distribuibili a grandi piazze, e l’incontro tra piccoli (in termini numerici) produttori e piccoli mercati non può prescindere da un’istituzione che sia sul suolo americano e parli con le realtà italiane. L’Italian Expo nasce proprio per coinvolgere insieme industria, enogastronomia e turismo di qualità, permettendo ad ognuno di questi fattori di aiutare gli altri due.

A Chicago è storicamente presente una nutrita comunità di americani di origine italiana, con la sua Little Italy dove un tempo vivevano moltissimi nostri connazionali. Scontiamo ancora la leggenda di Al Capone, o il tempo che è passato e il successo di molti italoamericani sono riusciti a mettere da parte quel tipo di eredità?

Il successo in vari campi degli italoamericani ha sicuramente portato ad un superamento di molti stereotipi negativi. La leggenda di Al Capone ormai è quasi dimenticata, non è più qualcosa che pregiudica a priori l’idea di noi Italiani che viene percepita dagli Americani. Gli Italiani si sono integrati grazie alla capacità degli Stati Uniti di permettere agli emigrati di mantenere la loro identità, acquisendo al tempo stesso anche l’identità Americana. E il successo che hanno avuto gli Italoamericani è il segnale della alta qualità del dna di noi italiani, soprattutto se messi nelle condizioni di poter lavorare bene ed esprimere la nostra creatività, come accade qui.