Oportet ut scandala eveniant

I fuori onda di Silvio Berlusconi circa la sua tenera amicizia con Vladimir Vladimiroviç Putin, presidente della Federazione Russa e sul mancato rispetto degli accordi di Minsk da parte ucraina, che avrebbero spinto la Russia ad agire, hanno ottenuto un risultato immediato: spingere Giorgia Meloni a dichiarare che, qualora ne avesse il mandato dal Capo dello Stato, o formerebbe un Governo con un chiaro indirizzo atlantista ed europeista o rinuncerebbe a farlo.

Ciò ha spinto Forza Italia e la Lega a una gara per definirsi atlantisti ed europeisti. Non era da dubitarne, ma quelle gaffe hanno portato a essere ancora più chiari. La qual cosa vuol dire schierarsi con le democrazie liberali, con lo Stato di diritto, contro le autocrazie plebiscitarie. Cioè, l’impegno a essere, anche in politica interna, uno Stato libero, in cui a tutti sia assicurato il godimento dei diritti umani. La volontà di perseguire l’interesse nazionale, nel quadro dell’integrazione europea.

Era opportuno che avvenisse lo scandalo per avere, se già non bastassero gli impegni presi in campagna elettorale con i cittadini, una riaffermazione così sonora. Se Giorgia Meloni avrà l’incarico, da conservatrice quale è, celebrerà così il centenario della fondazione del Partito Liberale Italiano e non quello della marcia su Roma.

Un dubbio è lecito: Silvio Berlusconi è un vecchio rimbambito o, come è stato più volte in passato, è un finto gaffeur, il quale sembra essere importuno per poter ottenere un risultato voluto?