Sciogliere lacci e lacciuoli

Liberali italiani, lettori storici di questa testata, ve lo ricordate Guido Carli, alla memoria del quale oggi è dedicata, a Roma, la Libera Università internazionale di Studi sociali-Luiss? Diceva e scriveva che, chi aveva intenzione di produrre in Italia, veniva soffocato da mille “lacci e lacciuoli”. L’unica forza che si riproponeva di scioglierli era, allora, il Partito Liberale italiano che però, a ogni elezione, prendeva voti da prefisso telefonico. Io mi accaloravo perché, prima di ogni chiamata alle urne, incontravo gente fine e colta, la quale spiegava come quel partito sarebbe stato, per lei, quello del cuore. Ma, nonostante ciò, avrebbe votato per altri, poiché era troppo piccolo. Non bisognava disperdere il voto. Forse, spiegavo irritato, quel partito restava piccolo poiché loro votavano così. Se avessero seguito il cuore, sarebbe stato più grande. E grande, per storia, lo era.

Adesso, lo sciogliere quei lacci e lacciuoli non è richiesto da un esimio economista e fatto proprio da un circolo politico sparuto, ma è l’asse economico del programma di Giorgia Meloni, fondatrice di Fratelli d’Italia. Una forza politica partita piccolissima ma che è arrivata, nei sondaggi demoscopici, forse alla maggioranza dei consensi, osservando anche le dichiarazioni di voto degli intervistati. Nel suo programma, Meloni si ripropone di svincolare dalle pastoie burocratiche e fiscali chi produce e dà lavoro. La leader di FdI vorrebbe uno Stato alleato dei cittadini, quando producono. Non un padrone di soggetti resi dipendenti dal reddito di cittadinanza. Vorrebbe, qualora avesse l’opportunità di governare, far pagare meno tasse a chi più assume, compensando il numero dei lavoratori subordinati e il fatturato complessivo. Oggi, ogni dipendente costa al datore di lavoro più o meno il doppio del salario ricevuto. Insomma, un programma liberale da sempre potrebbe diventare, qualora le cose andassero come i sondaggi prevedono, quello di Governo. Successivamente, sarà compito di Giorgia Meloni resistere alle insidie.

Anche Silvio Berlusconi presentò il suo come un Partito Liberale di massa. Poi il suo primo Governo cadde per un ribaltone. Giorgia Meloni è anche lessicalmente più accorta. Non è a capo di una formazione sedicente liberale di massa, ma di una – da lei ridefinita – conservatrice. Oltretutto, Meloni stessa presiede il Partito Conservatore europeo. E cita il manifesto di Giuseppe Prezzolini. Come lui, vuole conservare tutte le autentiche conquiste di libertà, civili, sociali, politiche, economiche, contro lo statalismo, l’assistenzialismo, e per l’autonomia della società e per il libero mercato, con le regole, la difesa del giusto e dell’onesto.