Gasputin

Tutta colpa dei fascisti, amici di quelli che erano sovietici, gli opposti si attraggono, Matteo Salvini li ama, Giorgia Meloni sotto sotto, e poi la tresca fra il cremlinese e il Berlusca ora è segreta, ma continua come e più di prima. L’Italia ha perso il senso del politicamente corretto: non si trova più l’orientamento, siamo tutti ambisinistri. Per riordinare le idee bisognerebbe ricostruire il muro di Berlino, riavvolgere la pellicola e capire chi è chi, per chi fa cosa e perché. Ma mentre ci masturbiamo con l’inutile galattico i prezzi vanno alle stelle e i titoli sono già pronti, il tipografo ha il piombo giusto e noi siamo ormai tutti umarel rassegnati ad assistere allo sfascio sulla panchina, reagendo sempre nello stesso modo: non abbiamo nessuna politica, nessuna proposta e l’unica chance è dimostrare che gli altri fanno ancora più schifo di noi.

La Meloni è fascista, dunque gli altri sono il nulla, ma il nulla buonista, quello che porta le pizze a poveri ragazzi per puro caso a tre settimane dalle elezioni, come quel candidato alla presidenza Usa che, in un film, lustrava a un signore una scarpa sola per la foto di propaganda, l’altra non importa. Persino la parola sinistra diventa un azzardo, la campagna regge su foto che sarebbero scartate da Novella 2000 e da Eva Express, ma che fungono da emoticon per deviare il traffico elettorale altrove. Per fortuna, i tuttologi non mancano e hanno subodorato e sputtanato pubblicamente l’intrigo internazionale che fa esplodere l’inflazione, chiude le bottegucce e ammazza i vecchietti, trovando nuove scuse: il Covid non è finito, ma ha stufato, resta l’Ucraina, anch’essa ormai decotta, ma ci tingiamo tutti di gialloblù per farla vedere a quel cattivone di Mosca.

Pochi hanno il coraggio di dire che di Kiev non ce ne frega niente, che di conflitti al mondo ce ne sono a migliaia e non c’è motivo di immischiarsi in una storia fra ex-tovarish. Molto meglio la delazione mondana: si inventa una villa toscana di Volodymyr Zelensky affittata astronomicamente a un russo. E poi transazioni con l’Occidente, yacht infiniti con bandiere sospette: insomma, la guerra del gossip in una comunicazione in cui le testate tradizionali scimmiottano i social.

Intanto, la puzza sotto il naso di sedicenti scienziati serve a frenare la necessità di nuove centrali nucleari dopo che l’Italia le chiuse negli anni Ottanta per un figlideifiorismo che ci libera da ogni rischio: le radiazioni di eventuali incidenti a centinaia di centrali di tutti i Paesi confinanti sono progettate per fermarsi ai nostri confini, perché noi siamo green e amiamo il pianeta. Il fatto che Francia e Germania si siano alleate per affrontare l’emergenza mentre noi, duri e puri, castighiamo Putin e rischiamo di auto-consegnarci alla Findus senza nemmeno l’impanatura, non è grave.

Il prossimo, comunque, governicchio non avrà energia, ma riuscirà a ridurre gli aumenti dei prezzi: dal trecento per cento al duecentosettanta, e noi tireremo un sollievo e diremo grazie. Si gioca una partita in cui i Paesi con una mano davanti e l’altra dietro non possono permettersi di dire cattivoni a quelli che pure lo sono: siamo i mingherlini che vogliono emulare i palestrati, e non abbiamo memoria delle scarpe con cui dovevamo invadere la Russia ottant’anni fa. Perché quelli con i muscoli ci dipingono con stelline tutte uguali, ma vanno in palestra per conto loro, mentre noi non abbiamo neppure i soldi per un abbonamento settimanale. E, stando fermi, il freddo si sente molto di più.