I fastidi dei comunisti cinesi

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, troppo spesso accusata d’essere stata corriva con i comunisti cinesi, ha reso pubblico – poco prima di lasciare l’incarico (non si è ricandidata) – l’atteso rapporto dell’Organizzazione sulla regione dello Xinjiang. In esso evoca possibili crimini contro l’umanità, menzionando prove credibili di torture e violenze sessuali contro gli uiguri, etnia turcofona di religione islamica vivente nel nord-ovest della parte continentale dominata dai comunisti.

Le violazioni dei diritti umani, purtroppo, sono una pratica costante con la quale i comunisti s’impongono. Quando ero alle scuole medie inferiori, in periodo post-sessantottino, ebbi un’insegnante di lettere liberale. Un giorno, uno studente le chiese, se proprio fosse stato necessario, cosa avrebbe preferito tra un regime autoritario di destra e il comunismo. Rispose che le dittature di destra sono preferibili, in quanto prima o poi cadono, mentre il comunismo, una volta instaurato, è perpetuo. Questa opinione fu diffusa fino all’inizio degli anni Ottanta del Millenovecento. Lo sgretolamento di quei regimi granitici in Europa centro-orientale, a cominciare dal 1989, con il crollo della Cortina di ferro, per finire con lo smembrarsi dell’Unione Sovietica, colse, per tempi e modi, i più con stupore. I comunisti cinesi sembrano aver chiuso ogni possibilità con la strage degli studenti, cioè di nuove leve intellettuali, in piazza Tienanmen, ma quante volte le repressioni cruente avevano posto fine a primavere nell’Europa a direzione sovietica? Non lo sappiamo, ma con i moti politici si può pensare, come Galileo Galilei: “Eppur si muove!”.

Molti però, negli Stati liberi dell’Occidente, vedono i cinesi come un popolo, per consolidato costume, refrattario alla libertà e alla stessa umanità. Però a smentirli sono gli immensi progressi democratici della Repubblica di Cina resistente a Taiwan. Per questo è fondamentale, per la civiltà liberale, che essa sussista e resista. Per tale motivo, essa dà tanto fastidio ai comunisti cinesi, sempre più aggressivi nei suoi confronti: dimostra quanto il popolo cinese possa vivere libero e prospero, capace di difendere la propria libertà. Perciò, chi è effettivamente liberale in Occidente – e non “liberal” perché fa “fico” – deve passare a un appoggio attivo alla Repubblica di Cina, non limitandosi a chiedere, ma spingendo per esigere di riattivare il suo riconoscimento diplomatico dal proprio Governo. Cosa dobbiamo attendere, una tentata invasione?