Centrodestra ai Raggi X: sicurezza e contrasto all’immigrazione illegale

C’è un problema gigantesco sul caro-bollette, d’accordo. Ed è sacrosanto che il tema della soluzione della crisi energetica sia in cima alle preoccupazioni dei partiti immersi nella campagna elettorale. Ma nella testa degli italiani non c’è soltanto il pagamento delle bollette. Altre ancora sono le priorità per le quali i cittadini attendono risposte. Tra queste, benché molto silenziate nelle cronache dei media, ci sono la sicurezza e il contrasto all’immigrazione illegale. I partiti, come pensano di corrispondere alle istanze securitarie della popolazione?

La sinistra, per suoi inscalfibili pregiudizi ideologici, è refrattaria all’adozione di politiche volte a reprimere fenomeni criminali ad alto impatto sociale. Non si vuole usare il pugno di ferro contro la microcriminalità, soprattutto giovanile, che imperversa nei centri e nelle periferie delle grandi città, perché ciò contrasterebbe con la faziosa lettura, da sociologismo sessantottino, dei profili delinquenziali. Per la sinistra, borghese e progressista, le azioni dei giovani, responsabili di reati contro la persona o il patrimonio, sono interpretabili come reazione alle pratiche discriminatorie poste in essere dagli apparati statuali per controllare e disciplinare le cosiddette “classi pericolose”. Perciò umanamente comprensibili anche se non giustificabili, almeno fin quando quei comportamenti delinquenziali non colpiscono personalmente i “buoni” progressisti nei loro affetti e nei loro averi. Ma la sinistra fatica anche a imbarcarsi in una guerra senza quartiere allo spaccio di sostanze stupefacenti, visto che non le spiacerebbe affatto legalizzarne parzialmente l’uso parandosi dietro l’ipocrita foglia di fico della distinzione (inesistente) tra doghe leggere da consentire e droghe pesanti da proibire. Sulla questione dell’immigrazione, poi, neanche a parlarne con i “compagni”. Quando si è per la criminalizzazione della categoria concettuale del confine; quando si crede che nessuno appartenga alla terra che abita e lo spostarsi in massa nelle terre altrui sia un diritto naturale; quando si pensa che il mescolamento delle culture sia cosa buona e giusta e che le tradizioni siano anticaglie del passato delle quali disfarsi al più presto, è scontato ritenere che i 58.451 illegali sbarcati sulle nostre coste a ieri dall’inizio dell’anno siano un dono del Signore e non una criticità sociale e che il destino dell’Italia sia di essere trasformata nella più grande stazione di sosta e transito dell’umanità in cammino. È così che la pensa la sinistra che vi chiede il voto.

E il centrodestra? Sicurezza e contrasto all’immigrazione illegale sono temi che trovano spazio nell’accordo quadro di programma della coalizione. Se ne parla al punto 6 del testo. L’incipit è un impegno concreto: decreti sicurezza. Non si capisce, però, se ci si riferisca alla reintroduzione dei cosiddetti “decreti sicurezza Salvini”, varati dal Conte I per volontà dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e prontamente neutralizzati dalla sinistra approdata all’alleanza con i Cinque Stelle nel Conte bis, oppure si valuta di scriverne di nuovi. Propendiamo per la prima ipotesi, anche perché i provvedimenti adottati dal leader leghista, con il Governo giallo-verde, hanno funzionato sia sul versante della sicurezza interna e della difesa dell’ordine pubblico, sia su quello dello stop al fenomeno degli sbarchi degli immigrati clandestini. Non è secondario il fatto che al momento della conversione in legge, i decreti non trovarono la contrarietà di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, all’opposizione al Conte I. È quindi possibile che sulla sicurezza il centrodestra voglia ripartire da lì. Ed è comprensibile che si vada a ripescare dal passato, attualizzandole, le misure sperimentate dai governi Berlusconi e che hanno dato buoni risultati. Viene citata espressamente la reintroduzione della figura del poliziotto di quartiere, cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi. E il riferimento al controllo capillare del territorio attraverso l’interazione tra le Forze dell’Ordine e gli operatori delle Forze Armate è sottolineato nell’accordo quadro. Allo stesso modo, viene ribadito un punto cardinale del programma del centrodestra: lotta alle mafie, al terrorismo, a ogni forma di antisemitismo e all’integralismo islamico. Gli alleati vogliono riprendere il programma “strade sicure”, contrastare il fenomeno delle baby gang e combattere lo spaccio delle droghe. Ugualmente, si prevede di contrastare il fenomeno della violenza nei confronti delle donne.

Ora, piaccia o no, tali espressioni di volontà rappresentano il nerbo di un’offerta programmatica chiara. E non solo. Le scelte in tema di politiche securitarie configurano una visione del mondo. L’elettore potrà compiere consapevolmente la sua scelta di campo e non potrà dire, come è accaduto ai tanti malcapitati che, nel 2018, si affidarono ai Cinque Stelle. Cioè: non sapevo. Sembrerebbe un’ovvietà. Non lo è. In un Paese nel quale per decenni i partiti del centrosinistra hanno giocato al “Gattopardo” facendo “ammuina” perché, in materia di ordine pubblico, il paradigma sociale imposto agli italiani non cambiasse con l’avvento al Governo dei partiti del centrodestra, si avverte la positiva sensazione che questa volta, in caso di vittoria, ciò che è stato scritto dalla coalizione in tema di sicurezza si farà. E non basteranno le pressioni delle alte gerarchie vaticane e gli schiamazzi ideologici di “Avvenire”, il giornale dei vescovi italiani, a impedire che l’Italia diventi un Paese ordinato e sicuro.

Discorso diverso, invece, sull’immigrazione clandestina. Le modalità di contrasto del fenomeno restano differenti tra i partner della coalizione. La Lega si accontenta del ripristino dei decreti sicurezza; Forza Italia spinge per stipulare accordi (costosi) con i Paesi di provenienza dei migranti purché sia coinvolta l’Unione europea, nel senso che Bruxelles metta mano al portafoglio; Fratelli d’Italia parla di blocco navale. Chi avrà la meglio? L’accordo quadro, sotto questo profilo, è salomonico. Non imbocca una strada precisa ma lascia aperte più opzioni. Da un lato, il ripristino dei decreti sicurezza, dall’altro l’impegno alla “difesa dei confini nazionali ed europei come richiesto dall’Ue con il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo, con controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del nord Africa, la tratta degli esseri umani; creazione di hotspot nei territori extra-europei, gestiti dall’Unione europea, per valutare le richieste d’asilo”. Che è poi un modo lessicalmente più elegante per presentare l’idea di blocco navale propugnata da Fratelli d’Italia. La differenza di posizione tra Lega e Fratelli d’Italia non è un dettaglio trascurabile. Dietro l’approccio operativo al problema clandestini, si celano visioni distanti di politica estera. Mentre per Matteo Salvini il problema principale è di non farli sbarcare nei nostri porti, per Giorgia Meloni la priorità è non far partire i migranti dalle coste africane. Salvini preferisce limitarsi ad aspettare al varco le navi dell’Ong che traghettano gli immigrati per vietare loro l’ingresso nei porti italiani. Politica di contrasto sicuramente meno dispendiosa ma che, alla lunga, porta l’Italia a perdere peso specifico nel rapporto con i Paesi rivieraschi del Mediterraneo. Al contrario, il blocco navale meloniano, che blocco non è, mira a incentivare un comportamento proattivo del Governo italiano nel cercare e ottenere, in sede negoziale, l’intesa con i Paesi africani per bloccare il fenomeno migratorio prima che si metta in moto la catena criminale del traffico di esseri umani. Al riguardo, l’idea di aprire hotspot in Nordafrica, affidati all’Unione europea, per stabilire preventivamente chi abbia o meno diritto a vedersi riconosciuto lo status di richiedente asilo, è costosa ma sensata. E ha un altro pregio: costringe il nostro Governo a riprendere la prassi dell’azione diplomatica in territori dai quali irresponsabilmente i Governi della sinistra e, di recente dei Cinque Stelle, ci hanno allontanato. In particolare dalla Libia, dove un dialogo da riallacciare con Tripoli sulla gestione dei migranti potrebbe essere l’occasione per rimetterci in una partita, vitale per i nostri interessi nazionali, dalla quale sia stati vergognosamente estromessi.

Si può concludere che il punto dell’accordo di programma del centrodestra dedicato ai problemi della sicurezza e dell’immigrazione illegale sia stato trattato con sufficiente ampiezza. Ci convince, quindi giudizio positivo ma con una riserva: i partner devono trovare al più presto una linea comune sul contrasto all’immigrazione illegale. Voto: 7+.