La democrazia del non fare

In questo disgraziato Paese – e io ne so qualcosa – i commentatori che non indulgono nell’uso della propaganda politica non fanno molta strada. In una società sempre più dominata da opposte tifoserie, ci si scanna tra guelfi e ghibellini su sterili questioni di lana caprina, trovandosi poi inesorabilmente a convergere nel limbo in cui non si prendono decisioni, quando c’è il rischio di scontentare qualcuno. Secondo una legge non scritta delle nostre democrazie fondate sul consenso, accade che un beneficio collettivo ottenuto in virtù di un piccolo sacrificio richiesto a un gruppo ristretto di cittadini non renda, in termini di consensi, quanto l’impopolarità che si riscuote presso il medesimo gruppo. In altri termini, mentre un vantaggio spalmato sull’intera collettività non è mai detto che migliori di molto l’appeal elettorale di un partito, è invece quasi matematico che una misura non apprezzata da una categoria o da un territorio spinga gran parte dei propri elettori potenziali a cambiare cavallo o, ed è ciò che accade sempre più spesso in Italia, a rifugiarsi nell’astensione. Da questo punto di vista, la vicenda abbastanza surreale del rigassificatore di Piombino costituisce un caso di scuola. Un classico esempio della sindrome di Nimby acronimo anglosassone che sta per “non nel mio cortile” – il quale, in base a ciò che si prospetta sul piano energetico per l’Italia nel futuro prossimo, sta assumendo i contorni di una tragica farsa.

A quanto riportano le cronache di questo disgraziato Paese, il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari di Fratelli d’Italia, si dichiara favorevole ai rigassificatori, ritiene che siano necessari. Solo che non li vuole nel proprio Comune. E il suo partito, dato che siamo all’interno di una delicata campagna elettorale, nicchia. Sembra che Giorgia Meloni sia alla ricerca di una alternativa, evitando di scontrarsi con lo stesso Ferrari, che sta facendo di tutto per cavalcare la protesta dei suoi poco informati concittadini. Magnifica, poi, la posizione del Partito Democratico, anch’esso teoricamente favorevole in linea di principio ai rigassificatori, ma che con il deputato livornese Andrea Romano, candidato proprio nel collegio di Piombino, offre un magnifico saggio circa il filone delle supercazzole. Secondo l’esponente dem “questo è un tema da affrontare con serietà e rispetto dei cittadini, senza estremismi inutili. Tra chi pensa che Piombino debba essere “militarizzata” per installare il rigassificatore e chi si limita a dire no senza indicare alternative, la strada giusta è quella di introdurre una valutazione di impatto ambientale accelerata, per dare risposte ai cittadini in poche settimane”.

In pratica, Romano propone di prendere tempo, così come si è sempre fatto in Italia nei confronti di molte importanti opere strutturali che sono state oggetto della protesta del vasto e trasversale partito del non fare. Tuttavia, in questo caso abbiamo un vantaggio, se così lo vogliamo chiamare. Dato che l’inverno non è poi così lontano, e la malaugurata eventualità di trovarci a corto di riserve di gas potrebbe realizzarsi, l’intera cittadinanza italiana, piombinesi compresi, potrebbe essere costretta a un rigido regime di razionamento della materia prima, risvegliandosi bruscamente dal sogno di vivere nel Paese di Bengodi.

Forse a quel punto l’effetto devastante di una demagogica scelta locale potrebbe rendersi drammaticamente evidente ai più, rendendoli un tantino più edotti circa la fragilità di un sistema economico di trasformazione, quasi totalmente dipendente da fonti energetiche esterne, il quale si è permesso il lusso di lasciare le cospicue riserve di gas dell’Adriatico ai croati, in ossequio alla ferma opposizione alle cosiddette trivelle. Una questione sulla quale si sono schierate compatte per “il non fare” ben sei Regioni costiere e che, notizia di questi giorni, ha visto l’Italia condannata a pagare un risarcimento di 190 milioni di euro alla società inglese Rockhopper Exploration, la quale aveva dovuto interrompere un progetto per l’estrazione del gas a causa delle proteste della locale cittadinanza.