A noi piace lo sport di stampo sovietico

Si sono da poco conclusi i campionati europei multisport, in gran parte disputati a Monaco di Baviera, con l’eccezione di quelli natatori, che si sono svolti a Roma. Con sommo giubilo dei commentatori Rai, in perfetta sintonia con la pancia di un Paese di accaniti tifosi, l’Italia ha dominato il medagliere complessivo. Ciò, così come accade quando la nostra Nazionale di calcio ottiene risultati eclatanti, ci fa cullare tutti nell’illusione di essere pur sempre i migliori, se non nel mondo, almeno nel Vecchio Continente. Alla nostra antica fama di santi, poeti e navigatori, abbiamo aggiunto quella di popolo di grandi sportivi, sebbene la percentuale dei nostri giovani che pratica regolarmente una attività sportiva è poco più di un terzo rispetto a Francia, Spagna e Germania.

Ma al Coni e ai responsabili politici del settore, evidentemente, non interessa molto lo sport di massa. Essi hanno ampliato la tendenza, già in atto da tempo, ad allargare a ogni disciplina olimpica, tranne le poche in grado di autofinanziarsi, il modello una volta in vigore nei Paesi del blocco sovietico. In sostanza, abbiamo creato un ben poco invidiabile professionismo sportivo di Stato, scaricandone i costi sul solito, ignoto e spesso ignaro contribuente. E dal momento che come la pecunia anche una ambita medaglia non olet, nessuno sembra eccepire sul fatto che la stragrande maggioranza dei nostri medagliati appartengano a corpi militari o di polizia. In pratica, vengono stipendiati esclusivamente per svolgere la loro attività sportiva, con la prospettiva di continuare a portare la “divisa” come tecnici una volta che abbiano cessato l’attività agonistica.

Facendo un sommario raffronto con alcuni atleti europei che hanno conteso il fatidico podio con alcuni nostri blasonati campioni, i quali spesso oltre a uno stipendio assicurato da Pantalone possono godere di ottimi ingaggi nelle gare a cui partecipano (c’è persino chi viene scritturato per costosi spot pubblicitari), non ho trovato un solo poliziotto o militare estero. Questo confermerebbe la nostra peculiarità, tutta sovietica, nel gestire l’attività sportiva di alto livello. D’altro canto, da noi il modello comunista deve esercitare una particolare attrattiva pure al di fuori del mondo sportivo, visto che per quanto riguarda il contrasto al Covid-19 abbiamo convintamente seguito quello cinese. Benvenuti nella Ddr, dunque.