Dignità

Enrico Letta, ma non solo lui, dipinge Matteo Salvini come “putiniano”. In passato, si sarebbe recato a Mosca per stringere rapporti tra il suo partito e quello del presidente della Federazione Russa. Mettiamo da parte la singolarità del capo d’un partito in gran parte di ex comunisti, che accusa qualcuno di recarsi a Mosca, magari in cerca di finanziamenti. Fino al giorno prima della tentata invasione russa dell’Ucraina, resta un fatto: Vladimir Vladimirovič Putin era un capo di Stato estero del tutto rispettabile, d’uno Stato aderente al Consiglio d’Europa, che riconosceva la giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Con lui, tutte le cariche istituzionali e molti capi partito dell’Occidente bene intrattenevano rapporti cordiali. L’Unione europea importava dalla Federazione Russa sempre più gas e petrolio, e non solo.

Soprattutto adesso s’enfatizzano certe voci, secondo cui sarebbe il mandante di attentati a suoi oppositori, politici e giornalistici. Solo voci, sempre smentite dall’interessato, di cui non si ha prova. Innegabilmente, peraltro, è ben “assistito” da una magistratura non affatto indipendente dal potere politico. Una cosa, però, è certa. L’assassinio, con occultamente di cadavere, del giornalista Jamal Ahmad Khashoggi, a Istanbul, il 2 ottobre del 2018, è stato appurato avere un mandante preciso: Mohammed bin Salman, il principe sedutosi sul trono del regno d’Arabia Saudita. Eppure, il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, è corso da lui, il 16 luglio scorso, nel tentativo d’accordarsi su prezzo e quantità delle forniture di petrolio, per l’embargo messo sulle forniture russe. Per questi interessi poi, il 28 dello stesso mese, l’ha ricevuto a Parigi il presidente dei francesi, Emmanuel Macron.

L’Iran della Repubblica islamica, storico avversario del regno d’Arabia Saudita perché l’Islām sciita e sunnita si tacciano l’un l’altro d’eresia, lapida le donne accusate d’adulterio, impicca gli omosessuali, ha tra le pene la fustigazione, taglia le mani ai ladri e quant’altro. Ed è messo al bando dall’Occidente liberale. In Arabia Saudita si fa altrettanto, ma è uno storico alleato degli Stati Uniti d’America. La famiglia bin Lāden è saudita, molto vicina alla Casa Reale, la quale non è escluso mantenesse rapporti affettuosi anche Osāma bin Muhammad bin ’Awad bin Lāden, l’autoproclamato califfo il quale avrebbe anche ordito l’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Si è fatta intervenire l’Alleanza Atlantica – perché quello sarebbe stato un attacco a uno Stato aderente – in Afghanistan e Iraq, per stanarlo. Ma ci si è guardati bene dall’esigere troppe spiegazioni dai sauditi.

L’indecenza, però, ha un limite. Se ci si erge a crociati dei principi liberali, non si può discriminare tra tiranni buoni e cattivi, a seconda dei propri comodi. Bene ha fatto il ministro agli Esteri della Repubblica Federale di Germania, Annalena Baerbock, nell’incontro coll’omologo turco, Mevlüt Çavuşoğlu, a chiedere conto della mancata scarcerazione di Osman Kavala, ordinata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. La Turchia fa parte dell’Alleanza Atlantica, con il maggior esercito dopo quello statunitense. Ma l’Alleanza giustifica la sua stessa esistenza come organismo di difesa tra Stati liberali. Basta con questa morale a geometria variabile!