L’ambiente non è di Mario Tozzi

La caduta di un “seracco” (ossia parte di ghiaccio che si spezza di colpo dal ghiacciaio) dalla vetta della Marmolada ha causato un incidente molto grave per il numero di deceduti, feriti e dispersi. Un simile dramma doveva dar luogo a un momento di rispettoso silenzio, prima delle necessarie riflessioni. Invece è stato causa del consueto flusso di informazioni “educational”, in cui il popolo viene plasmato “al meglio”, in una maniera più religiosa che scientifica, con un atteggiamento che include l’ambientalismo disneyano (la Natura non è sempre buona e gestibile: si può però prevenirla) e un uso ideologico e strumentale dei media. La migliore sintesi di questo approccio poco scientifico è quella del geologo e divulgatore televisivo Mario Tozzi. Di fronte alla tragedia avvenuta sulle Dolomiti, Tozzi ha dichiarato: “C’è un solo colpevole: noi Sapiens… è necessario più rispetto per la Terra e meno prostrazione al demone del profitto”.

Argomenti certo legittimi, ma presentati in maniera decisamente assiomatica, in stile Marchese del Grillo, con il solito mix di ambientalismo pseudo-francescano e proto-bertinottiano. La vivificazione della terra è quanto di più induista e pagano si possa fare. Ad Agripolis (centro universitario di Agraria e Veterinaria, vicino Padova) si è addirittura fatto un processo denominato “Anthropocene: processo all’homo sapiens” (detto di passaggio: perché si aggiunge una “h”, forse fa più fico e international? In realtà, il termine corretto è “antropocene”, visto che ci si trova in una Università italiana e in un contesto lessicale e linguistico dantesco, non greco-anglo-romano). La giuria popolare era composta da 258 studenti oltre a docenti, tecnici e semplici cittadini. I voti di colpevolezza sono stati 173 contro 85 innocentisti.

Non diciamo questo da “negazionisti”, come Tozzi definisce tutti coloro che non credono nel suo approccio alla questione climatica e ambientale, quando appunto afferma che c’è un solo punto di vista: il suo. Ora, vorrei dire a questo anchorman che la questione va rovesciata. È vero che ci sono – e ci sono stati – dei “negazionisti” sul cambiamento climatico. Ma è anche vero che ci sono molti scienziati e persone che ritengono – da ambientalisti veri, non ideologici e di partito – che sia necessario, sulla questione ambientale, un approccio migliore e diverso da quello dei vari Savonarola in cui annega il dibattito sociale in corso. Affermo che l’ambientalismo terrorizzante è controproducente: si rischia di generare dei “negazionisti” veri, come è avvenuto con il Covid. Soprattutto, con la retorica educational – in stile Disney e al ritmo del politicamente corretto – si parla molto e si combina pochissimo. Anzi, quel poco va nella direzione sbagliata.

Faccio qualche esempio. Quante sono le sedi di circolo, le associazioni, i club dotati di un locale concesso dal Comune, dotati di aria condizionata pagata dall’Amministrazione che non la usano a manetta, anche quando la temperatura esterna è di 25 gradi? Ne conosco molte. Vuol dire che la comunicazione di Tozzi è sbagliata. A parole tutti sono ambientalisti. Siamo in una fase di grave siccità: ne scrivo da tempo anche a mezzo stampa qui su L’Opinione. Essendo ospite di un Comune di sinistra (quindi ambientalista per definizione, secondo la vulgata) in Liguria vedo da vicino un campo sportivo dove si bagna l’area verde anche due volte al giorno, pure per mezz’ora alla volta, con una decina di idranti con un getto molto potente. Tengo a precisare che la Liguria è una Regione in emergenza idrica. Aggiungo che il campo di calcio che viene bagnato ogni giorno, anche due volte al giorno, non è in erba vera: è un terreno in erba sintetica. Vedo, inoltre, che i ragazzini svincolati dai genitori, all’età di 12 anni o giù di lì, quando scorrazzano la notte si fanno merito di abbandonare ogni volta il loro bicchiere di plastica o la lattina di birra sullo scoglio, sulla sabbia o sulla panchina. Vuol dire che la comunicazione di Tozzi non funziona, anche se in ogni libro di testo, dalle elementari all’Università per anziani, si “educa il popolo” con tonnellate di raccomandazioni su ambiente, caldo, Co2, persino quando si parla della Pimpa o di brioche.

Sì, sono negazionista: nego l’ambientalismo alla Tozzi. Per esempio, il 50 per cento dell’ossigeno che ci dà vita proviene dal mare. Cosa si è fatto in questi anni per ridurre l’arrivo di plastiche e microplastiche in mare? Nulla, anzi meno. Quello che ha fatto di più è forse Lucio Dalla con il testo di Come è profondo il mare. Qualche mese fa si è sentito, nel Supermedium nel quale galleggiamo, la notizia sulla soppressione delle terribili cassette di polistirolo dove si stiva il pesce (sull’argomento ecco una mia intervista pubblicata su L’Opinione). Ebbene, quotidianamente continuo a vedere cassette di polistirolo sui pescherecci che vanno ogni giorno in mare. Se fossero di plastica rigida, come in Francia, ogni cassetta durerebbe un anno invece di due giorni, quindi costerebbe infinitamente meno. Inoltre, il polistirolo vola via al primo refolo di vento. Perché l’ossigeno del mare non viene prodotto dai pesci ma dalla flora marina, dalle alghe, dalle praterie di posidonia. Non c’è nulla di più tremendo della plastica che si deposita sul fondo e lo soffoca. Vi sono misure a costo zero e a impatto alto. Pertanto: smettere di bagnare i campi sportivi sintetici, non usare l’aria condizionata come se fosse l’ossigeno per una sala rianimazione, smettere di buttare plastica in mare.

Invece di educare il popolo, i Savonarola militanti potrebbero darsi da fare, come quei ragazzi che si mettono a pulire le spiagge senza che glielo dica la Greta di turno. Oppure come l’artista Maby Navone, che dal 1982 si è messa da sola – contro lo scetticismo degli addetti ai livori – a raccogliere pezzi di plastica abbandonati e spiaggiati nei bagnasciuga del golfo del Tigullio, per riutilizzarli come opere d’arte di denuncia etica. Aliena da velleità personali, non si è battuta altro che per cambiare idee e azioni sul mare. Gli adulti alzavano le spalle, ma i bambini capivano e apprezzavano le sue composizioni. Purtroppo, è rara quella Guida autorevole, precisa, non piegata a secondi fini. Per fortuna, la testimonianza dell’artista ligure è stata raccolta dalla sua famiglia. Questo modo di agire è più utile a coloro che si occupano di ambiente: vogliono “salvare il mondo” quando neanche Gesù Cristo vi è ancora riuscito? Ebbene, siano meno accalorati e più modesti, più dubbiosi, più aperti e più scientifici.