Indipendenza europea

La Repubblica Ceca è succeduta alla Francia nella presidenza di turno del Consiglio dei capi di Stato e di Governo dell’Unione europea. Il primo ministro ceco, Petr Fiala, ha ricevuto il passaggio di consegne da Emmanuel Macron. L’istituzione si chiama Consiglio europeo dei capi di Stato e di Governo in quanto vi siedono i responsabili degli Esecutivi, a seconda della loro Costituzione interna, se presidenziale o parlamentare. La presenza più significativa, comunque, era quella di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.

Questa presidenza di turno nazionale, in un’Unione il cui carattere comunitario è supernazionale, potrebbe sembrare un controsenso e in prospettiva va superata. Mantiene, però, una propria utilità, quando lo Stato membro interessato ha un forte motivo per volere che il processo d’integrazione vada avanti in una data direzione. La Repubblica Ceca è nata il primo gennaio del 1993 dallo smembramento pacifico (rara avis) della Cecoslovacchia. Essa subì, nel 1968, una storica invasione da parte dell’Unione della Repubbliche socialiste sovietiche, che non tollerava il tentativo di liberalizzazione in corso in una Democrazia popolare a guida comunista. Non sorprende, quindi, se Petr Fiala abbia messo al vertice delle intenzioni della presidenza ceca la tutela dell’indipendenza dell’Europa e il sostegno alla lotta dell’Ucraina per respingere un’invasione da parte della Federazione Russa che, anche in seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite, è lo Stato successore di quell’Unione Sovietica.

Ci troviamo, comunque, in sede d’Unione europea e non di Alleanza Atlantica. Ciò deve porre un problema nell’utilizzare questa istituzione supernazionale per rafforzare anche quell’Alleanza e, quindi, garantire l’Europa. Gli europei debbono infinita gratitudine agli Stati Uniti d’America per essere stati determinanti, nelle due Guerre mondiali del secolo scorso, per la vittoria delle Democrazie liberali e per averle difese contro il comunismo nella Guerra fredda. Dopo il crollo del comunismo in Europa, però, anche gli Usa, come gli stessi europei, si erano un tantino rilassati. Soprattutto le ultime presidenze nordamericane hanno avuto atteggiamenti ondivaghi sulla difesa del nostro Continente, sia perché distratti da altri scenari, come il Pacifico, sia in quanto il ruolo di “gendarme del mondo” è costosissimo per i contribuenti americani.

Sotto questi profili è senz’altro utile il riarmo degli Stati nazionali, ma gli Usa devono anche avere un interlocutore unitario, che controbilanci il loro ruolo nel Vecchio Continente: il famoso “pilastro europeo”, finalmente. Nel momento in cui essi dislocano in Polonia il loro Quinto Corpo d’Armata, l’Unione europea non può, come invece sta facendo, limitarsi ad allestire una brigata di pronto intervento. L’indipendenza dell’Europa richiede ben altro. Sarebbe più che utile, sin d’adesso, istituire un meccanismo in base al quale, in caso di urgenza, lo Stato Maggiore dell’Unione europea possa, ad horas, mettere sotto la propria catena di comando quella necessaria unità nazionale degli Stati membri.