La Russia non è l’Iraq, e Putin non è Saddam Hussein

Il due agosto 1990 l’Iraq, spinto subdolamente dagli Stati Uniti, invase il Kuwait dichiarandolo 19esima provincia dell’Iraq. Fu l’inizio della fine per il regime di Saddam Hussein ed anche per quella sorta di “equilibrio precario” che caratterizza molti regimi vicino-orientali. Infatti nei primi mesi del 1991 gli Usa, con la solita “combriccola”, devastarono quella fetta della Mesopotamia abbracciata dal Tigri e dall’Eufrate aprendo, con i tempi storici necessari, le porte all’Isis. Oggi l’Iraq ha riacquistato una sorta di equilibrio applicando l’italico “metodo Cencelli” al suo Governo ed al Parlamento, collocando le varie etnie, religioni e confessioni all’interno del potere. Ora Mosca è entrata, ma già era presente, in Ucraina, ma Vladimir Putin non è Saddam Hussein e la Russia non è l’Iraq, anche se gli Stati Uniti e company sono gli stessi. Dopo la fine dell’Urss, che ha prodotto l’amputazione/indipendenza, di vaste aree del territorio russo, quel senso di perdita di identità globale aveva caratterizzato la percezione dei nuovi Presidenti della Russia. Vladimir Putin è da anni che ha intrapreso un’aggressione permanente contro l’Ucraina; infatti sin dalla sua ascesa al potere, nel 2000, ha sempre manifestato il desideroso di recuperarla, adattando la sua strategia in funzione delle correnti geostrategiche dominati.

Questa mattina all’alba è iniziata, in Ucraina, l’operazione militare annunciata dal presidente russo Vladimir Putin. L’azione militare è stata immediatamente denunciata da Joe Biden come un ”attacco ingiustificato”; aggiungendo che questa offensiva causerà ”catastrofiche sofferenze e perdite umane”. Ma questa azione militare in Ucraina non può essere considerata una estemporanea azione geostrategica del Cremlino, nemmeno una sorpresa, e tantomeno un frutto della “questione” del Donbass, scoppiata nel 2014, quando si conclamò un “guerretta”, ma vera, tra i separatisti filorussi sostenuti da Mosca e l’esercito ucraino. Infatti, violazioni di confini e trattati, pressioni, sequestro di ostaggi, interferenze, intrusioni militari, attacchi informatici, occupazione del Mar d’Azov, fino all’attuale riconoscimento dell’indipendenza delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk, fanno configurare questi fatti come un assalto permanente che Putin ha ingaggiato da anni contro il vicino Paese della Russia, che secondo il Presidente russo “non esiste”.

Ma Putin, ancora prima di diventare presidente, nel 2000, aveva già espresso la sua convinzione sulle inopportune e sbagliate “donazioni” di territori elargite dalla Russia, erede dell’ex Unione Sovietica, alle ex repubbliche sovietiche. Già nel 1994, quando a San Pietroburgo era sindaco Anatoly Sobtchak e Putin condivideva lo scranno di vicesindaco con Vladimir Jakovlev, il futuro presidente aveva evocato, nel corso di un’oscura riunione, la perdita di territori giganteschi, pare citando in particolare la Crimea. Vent’anni dopo, la strategica penisola dell’Ucraina fu annessa alla Russia. Come possiamo “apprezzare” Vladimir Putin non improvvisa, adatta le sue strategie alle circostanze. Quindi, la sua visione dell’Ucraina, manifestata il 21 febbraio prima nel contesto del Consiglio di sicurezza russo, poi sulle tv nazionali, è definita come una creazione di Vladimir Ilych Lenin. Forse potrà sembrare una visione paranoica ma ad oggi si è incastonata, gradatamente, in una realtà.

Come già scritto in altri articoli, per Vladimir Putin è inconcepibile che l’Ucraina, con i suoi 603mila chilometri quadrati e con 44 milioni di abitanti, il 18 per cento della popolazione dell’ex Unione Sovietica, possa entrare nella Nato; e a questo punto è chiaro che ritiene inaccettabile anche una presenza occidentale, così forte, su questa ex repubblica sovietica.

Al momento i venti di guerra spirano forti, ma come ho già sostenuto, tra le 7mila bombe atomiche russe, i quasi 6mila cinquecento ordigni nucleari statunitensi ed un altro paio di migliaia di queste armi divise tra Regno Unito, Francia, Cina, Israele, Pakistan, India, e mi scuso con gli Stati che ometto, quella che potrà scaturire sarà solo una “surroga di guerra”, dove perderanno la vita i soliti noti, soldati e popolazione civile presenti nel posto giusto al momento sbagliato. Ricordando che la Russia non è l’Iraq e che Vladimir Putin non è Saddam Hussein; e anche che la Nato non pare la “casa della Pace”. Rammentando, inoltre, che Putin, in caso di un intervento occidentale in Ucraina, ha minacciato “una reazione mai vista prima”. Quale sarà?