Premio onestà intellettuale ad Alessandro Barbano e Radio Radicale

Quando ti arrestano, magari con indizi molto vaghi, se sei un politico importante, metti l’ex governatore della Basilicata, Marcello Pittella, vai in prima pagina e sopporti il guano addosso per mesi nel nome di quella che qualcuno crede sia la libertà di stampa, mentre invece spesso si tratta di prepotenza e compiaciuto linciaggio oltre che di servilismo ipocrita con il pm di turno. Quando invece finisci assolto anni dopo, subendo ingiustamente mesi di carcere preventivo, nella fattispecie domiciliare, al massimo ti guadagni un colonnino di spalla a pagina 17 del “Corrierone”. E senza che nessuno ti chieda scusa. Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. Per Pittella, appunto, il processo per i presunti concorsi truccati nella sanità regionale della Basilicata è finito così.

Ha avuto però almeno la “soddisfazione” di potere sentire qualcuno prendere nettamente la sua parte in una rassegna stampa radiofonica. Neanche a dirlo quella mattutina di “Radio Radicale”. E lo speaker per questa settimana è Alessandro Barbano, giornalista coraggioso tanto da affrontare a viso aperto, su “La7” ospite di Lilli Gruber, il temibile procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, rinfacciandogli le tante assoluzioni e i tanti proscioglimenti seguiti agli arresti da lui ordinati negli anni.

Barbano è stato direttore de “Il Mattino” di Napoli e oggi è condirettore del giornale più letto d’Italia: il “Corriere dello Sport”. Gratteri, per sminuire la portata delle critiche che Barbano gli ha mosso in tv, lo ha apostrofato come “giornalista sportivo”. Quasi fosse figlio di un “dio minore”. Barbano invece ieri, con la reprimenda durissima contro quei direttori di giornale che si comportano come quello del “Corriere” quando il potente di turno viene assolto, si è guadagnato ai nostri occhi il “Premio onestà intellettuale”. Da condividere idealmente con il direttore della emittente radiofonica radicale, Alessio Falconio, che ha scelto persone perbene e preparate come lui per la rassegna mattutina.

Entrambi, forse, meritano anche un altro Premio, di sicuro meno ambito: quello della autocritica per conto terzi. Laddove i terzi sono la quasi intera categoria giornalistica, diventata in Italia un problema almeno pari a quella dei pm d’assalto. Loro come giornalisti fanno eccezione, ovviamente, ma il destino “cinico e baro” fa sì che debbano indirettamente vergognarsi per quelli iscritti allo stesso ordine. Almeno in Italia.