Chi di Speranza vive, disperato muore

La variante Omicron rimette in movimento il circo mediatico del terrore, il quale peraltro non si è mai fermato da due anni a questa parte. E su questa base, oggi quasi inesistente sul piano dei numeri reali dei ricoveri ospedalieri, almeno rispetto alle comuni influenze stagionali, il ministro della Salute, Roberto Speranza, annuncia un Natale in allegria e restrizioni, tanto per cambiare. “Valuteremo con i nostri scienziati la congruità di ulteriori misure” ha sinistramente annunciato in questi giorni.

Già si parla di mascherine all’aperto e di tamponi obbligatori, fino a ieri ritenuti inutili per ottenere il diabolico Super Green pass, anche ai vaccinati per partecipare a eventi pubblici. D’altro canto, finché il Paese resterà inchiodato alla folle questione dei contagi, i quali di per sé non vogliono dire nulla, dal momento che la stragrande maggioranza dei soggetti positivi risultano essere portatori sani del virus, noi non usciremo mai da questo incubo causato da un coacervo di inconfessabili interessi che con la salute pubblica non hanno nulla in comune.

Continueremo a girare come mummie con queste pezze malsane sulla faccia che chiamiamo strumenti di protezione, quando in realtà esse rappresentano in modo plastico il simbolo di un asfissiante controllo politico su una società che si presumeva esser libera. E continueremo a farci sbomballare il cervello da un bombardamento mediatico che ci ricorda ossessivamente che stiamo attraversando la più grande emergenza sanitaria del mondo con il 10 per cento delle terapie intensive occupate dai malati di Covid-19 e che, proprio per questo, l’umanità rischia da due anni l’estinzione.

In questo senso, personalmente spero sempre che prima o poi la gran parte di una popolazione ancora atterrita da questo immondo spettacolo faccia come il protagonista di “Quinto Potere”, interpretato da uno straordinario Peter Finch, si alzi, apra la finestra e gridi: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”.