Se io fossi Mario Draghi

Se io fossi Mario Draghi, non potendo gridare dal balcone di Palazzo Chigi: “Io so’ io e voi non siete un…”, farei sospettare ai partiti, per fatti concludenti, di essere in procinto di trasferirmi, non al Quirinale, dove dovrei andare in carrozza tra gli squilli di tromba della nazione festante, ma in campagna, a casa mia nella quiete dell’Umbria tra vino e tartufi. Susciterei nei partiti il sospetto dell’abbandono sguinzagliando i commessi a preparare i pacchi del trasloco; nominando Brunetta a sovrintendere alle operazioni. Lui, infatti, frigge all’idea di diventare presidente del Consiglio supplente. Pare che, per avvantaggiarsi, abbia ordinato al tappezziere governativo di approntare un doppio cuscino per la mia poltrona, nella speranza di sedervisi seppure per lo spazio di un mattino.

L’ho capito tardi che i partiti mi vedono come il fumo negli occhi. Dovunque sto, ingombro la loro sala-giochi. Sì, a parole mi elogiano. Un pochino mi sono grati per aver sopperito momentaneamente allo loro impotentia coeundi atque generandi. Ma non mi perdonano di averli messi da parte, trattati come merita la loro conclamata disfunzione erettile. Come dice Ippia degli invidiosi, soffrono non solo per il loro male, ma anche per il mio bene. E adopero la ‘b’ al posto della ‘p’ sol perché ho uso di mondo. La sobria eleganza, anche espressiva, è il mio abito naturale. Mi distingue dal loro vociare da taverna.

Vorrebbero disfarsi di me ma non osano dirlo ad alta voce. Temono l’Europa, l’America, i circoli che contano. Sono terrorizzati che chiudano all’Italia i cordoni della borsa appena slacciati. Vorrebbero, ma non possono. Riconosco di averli precipitati nello smarrimento e nell’angoscia, avendo loro sottratto la droga del potere. Tuttavia del potere politico fine a se stesso non so che farmene. Di essere sopportato proprio non mi va. Ho il benessere. Non manco di nulla. Posso fare tutto.

Certamente, possiedo l’ambizione conforme ai talenti. Sono patriotticamente consapevole del mio standing, come diciamo noi educati di là. Ammetto che contribuire alla rinascita dell’Italia e intestarmene la salvezza economica, mi solletica assai, anche perché alla mia età quelli come me pensano alla Storia. E riandando agli esempi della Storia, che i gesuiti m’insegnarono al liceo, intuisco che Cincinnato fa al caso mio. Devono venirmi a pregare a casa, devono venirmi!