Le verità nascoste sul caso Orlandi e le promozioni librarie su La7

Sul caso irrisolto e pietoso della scomparsa della povera Emanuela Orlandi – presumibilmente al centro di un intrigo internazionale che coinvolge anche il Vaticano – si vede chiaramente come le vere carriere da separare siano quelle dei giornalisti da quelle dei magistrati o ex tali. Domenica tutti abbiamo letto uno “scoop” in prima pagina di un noto collega (che oggi lavora per “La7”) sul “Corriere della Sera” – giornale in cui ha lavorato negli anni precedenti – a proposito di misteriosi “visitors” che avrebbero detto a un ex alto magistrato della Procura di Roma di essere in grado di fare riavere, quantomeno, le spoglie della ragazza ai parenti che ancora le cercano da più di 40 anni.

Poi tutti la sera ci siamo visti la trasmissione di inchiesta su “La7” e abbiamo scoperto che lo scoop del giornalista che lanciava la sua stessa trasmissione, in realtà, serviva per promuovere il romanzo-verità del magistrato. In una sorta di reazione a catena dove si mescolava chi dà le notizie e chi le riceve. Nel merito poi alle allusioni del magistrato ormai in pensione, a proposito della visita dei due misteriosi personaggi che sarebbero stati in grado di fare trovare il corpo della Orlandi, ha risposto lunedì l’ex procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, con una smentita clamorosa (“nascosta” dal “Corriere” a pagina 25) che conteneva un’accusa pesantissima al suo ex collega “… non ha mai detto nulla come invece avrebbe dovuto delle sue asserite interlocuzioni con “emissari” del Vaticano alle colleghe titolari, insieme a lui, del procedimento”. Non basta: “Nulla ha mai detto neanche a me che pure dopo avere assunto l’incarico di procuratore della Repubblica (19 marzo 2012) gli avevo chiesto di essere informato dettagliatamente del caso Orlandi”.

Pignatone, nella coda della propria smentita, precisa pure che “la circostanza della sepoltura di Enrico De Pedis (l’esponente della Banda della Magliana tumulato nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma, ndr) non fu scoperta nel 2012 grazie a un anonimo, come si afferma nell’articolo così da ricollegarla temporalmente alle asserite “trattative” (tra procura di Roma e Vaticano? Ndr). Tale circostanza infatti “era nota fin dal 1997 ed era stata oggetto di articoli di stampa e polemiche”. Fin qui la reazione di Pignatone, che oggi è giudice di primo grado in Vaticano – cioè una sorta di procuratore generale del Papa – e dal quale in trasmissione il magistrato in pensione, la cui carriera si è intrecciata oggettivamente con quella del giornalista che domenica sera ne ha promosso il l “romanzo verità” sul caso Orlandi nella trasmissione su “La7”, vorrebbe essere interrogato. Evidentemente riteneva di giocare in casa ma fossimo in lui non avremmo questa certezza.

Resta il fatto, e questo episodio rappresenta un esempio lampante, di come le vere carriere da separare siano quelle dei Pubblici ministeri o ex tali dai giornalisti. E per questo, però, una legge non basta. Occorre anche la onestà intellettuale dei singoli.