Processi e gogne ventennali sul nulla

Nino Di Matteo, Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Marco Travaglio, Andrea Purgatori, Sigfrido Ranucci, Michele Santoro, e con essi i dirigenti e i giornalisti della Rai (cui gli italiani pagano un canone perché dovrebbe fornire un “servizio pubblico”), della “Sette”, del Corriere della Sera, de la Repubblica, del Fatto Quotidiano.

Sono solo i più noti tra i tanti che non hanno quasi mai torto un capello ai mafiosi, ma che hanno osato tenere sotto accusa per più di vent’anni anni chi aveva lottato davvero – rischiando la vita – contro la mafia, come il generale Mario Mori e altri ufficiali dei carabinieri, imbastendo contro di loro processi fondati solo sulle “rivelazioni” di un pugno di mafiosi conclamati scopertisi “pentiti”; processi – tra l’altro – che avrebbero sicuramente mascariato” Silvio Berlusconi attraverso una condanna eventuale di Marcello Dell’Utri, anch’egli assolto dopo oltre un decennio di gogna mediatico-giudiziaria addirittura perché estraneo ai fatti.

Vi chiedo solo senza entrare nel merito della loro cattiva o buona fede (che si deve sempre presumere per chiunque): comprereste da uno di quei sunnominati e onorati personaggi un’auto usata?

Non bisogna poi dimenticare certi politici tra i responsabili della ventennale e infondata gogna mediatico-giudiziaria connessa alla balla siderale della presunta trattativa Stato-mafia. Parlo, oltre che dei peracottari 5 Stelle, anche dei dirigenti dei vari partiti eredi del Partito comunista, fino all’attuale Partito democratico, e dei loro alleati (tra cui purtroppo anche diversi ex socialisti e persino qualche liberale) che quella gogna hanno cavalcato e talvolta ispirato, spalancando praterie al partito dei pm infoiati di protagonismo persecutorio e dei loro lacchè giornalistici. La hanno cavalcata sperando di liquidare Berlusconi con quella gogna, non potendolo fare, essendone sprovvisti, con una linea politica democratica di un qualche spessore. Hanno sostituito il comunismo (che aveva una sua perversa e demoniaca dignità) con un mero cialtronismo opportunista senza alcuna dignità. Perciò è troppo indulgente, nonostante la loro evidente continuità con le persecuzioni giudiziarie staliniane, chiamarli comunisti e persino post-comunisti. Chiamateli piuttosto cialtronisti o semplicemente cialtroni. E’ più appropriato!