Quella eroica Resistenza dimenticata che non cantava “Bella Ciao”

Un recente disegno di legge già assegnato alla Commissione Affari costituzionali della Camera prevede che la canzone “Bella Ciao” sia eseguita, dopo l’Inno Nazionale, in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Già è sbagliato imporre per legge un determinato canto: le canzoni si cantano perché accendono il cuore o perché hanno un forte significato simbolico per chi le canta. Imporle, fatta eccezione per l’Inno Nazionale, le priva di qualunque valore così come imporre per legge verità storiche toglie alla storia qualsiasi pretesa di verità.

“Bella Ciao” è per antonomasia il canto della libertà, quindi perché ingabbiarlo in un inno formale. Perde senso, lo si lasci cantare secondo il sentimento di libertà di ognuno.

È tuttavia una canzone che divide, o perlomeno non unisce, e che non è da tutti parimenti amata. Stupisce che la si conosca e sia cantata da decenni ma nessuno si era mai posto il problema di istituzionalizzarla con il risultato che sempre di più si vuol far passare l’idea che la Resistenza l’abbiano fatta solo i partigiani, in particolare quelli comunisti e socialisti.

Il movimento della Resistenza fu caratterizzato dall’impegno unitario di più parti talvolta di orientamento politico opposto che vide uniti dallo stesso obiettivo comunisti e socialisti, anarchici e azionisti, liberali e monarchici.

Sotto l’aspetto operativo fu essenziale però l’apporto dato dai militari, troppo spesso dimenticato. Molti di essi dopo l’armistizio si diedero alla macchia e andarono ad alimentare le bande dei partigiani nelle montagne, non solo quelle autonome ma anche quelle legate ai partiti, molte delle quali si posero sotto il comando di ufficiali dell’esercito.

Quasi tutta la flotta e una parte rilevante dell’aviazione si consegnò agli Alleati, e proseguì poi la guerra al fianco degli anglo-americani mentre alcune unità dell’esercito si organizzarono per proseguire la guerra contro il nuovo nemico.

Furono creati i Gruppi di Combattimento, unità militari a livello di divisione, comandati da generali dell’esercito e migliaia sono i caduti e i feriti con le stellette in quel periodo. Taluni anche dopo il 25 aprile come il colonnello dei carabinieri Edoardo Alessi (nella foto) che da comandante del Gruppo di Sondrio decise di passare alle formazioni partigiane e andò ad aggiungersi alla lista degli eroi decorati e dimenticati della Resistenza valtellinese.

Probabilmente il colonnello Alessi non ha mai cantato “Bella Ciao” ma le sue azioni temerarie compiute al comando della Prima Divisione Alpina Valtellina con lealtà e onore militare, contribuirono in modo decisivo al successo della guerra di liberazione in quella regione.

Militare era anche lo stesso Alfredo Pizzoni, presidente del Comitato Nazionale di Liberazione Alta Italia (Cnlai). Era un maggiore di Cavalleria pluridecorato al Valore in entrambi i conflitti mondiali.

Innumerevoli sono gli esempi noti e meno noti di medaglie d’oro al valor militare conferite per atti compiuti nella guerra di liberazione.

La legge presentata in Parlamento non ne fa menzione e a quegli aridi due articoli di cui è composta ne andrebbe aggiunto un terzo per precisare se nelle commemorazioni ufficiali del 25 aprile anche i militari schierati dovranno intonare il canto. Necessiterà un emendamento in proposito. E almeno una timida reazione!