La pubblicità progresso della Rai per la legge Zan

Ci sono delle campagne di cosiddetta “pubblicità progresso” che gli Enti governativi promuovono, soprattutto in Rai, che da sole rappresentano delle vere e proprie “voci dal sen fuggite”. Almeno – ad esempio – riguardo alle vere intenzioni di queste ossessioni politically correct di approvare leggi para-liberticide come la ormai famosissima legge Zan. Quella sulla “omo-lesbo-bisex-queer-transfobia”. Una fatica terribile solo a pronunciare tutto il mantra.

Non si intende entrare nel dibattito ma nel merito della semiotica comunicativa: due belle ragazze si incontrano come per caso nella metropolitana e si vanno incontro l’un l’altra come nelle scene in campo lungo dei film d’amore. Ovviamente alla fine del campo lungo ci sta un abbraccio e un bacio, nella fattispecie ostentatamente saffico. A fianco di una di esse, nel sedile di attesa della metro, si vede un signore con la faccia un bel po’ disgustata che si alza e se ne va. Non è che le insulti o le picchi. Se ne va. E basta. Vallo a sapere se per lasciarle da sole o se effettivamente perché a lui queste scene non piacciono. Lo spot termina con parole sovrascritte che dicono una frase tipo “non discriminare le persone per le loro preferenze sessuali”. O roba del genere.

Beh, io non so se chi ha commissionato questa roba da lavaggio del cervello si sia reso conto di avere promosso una sorta di sdegno di repertorio, basato su un processo alle intenzioni. Condito con una lettura di pensiero nel cervello di quel signore che si presume possa compiere un crimine – da punire con la legge Zan? – così come si vedeva nelle scene di un noto film con Tom Cruise, “Minority Report”. Lettura di pensiero e processo alle intenzioni che sembrerebbero più adatte alla comunicazione istituzionale del Partito Comunista cinese. E anche propedeutiche alle sue tecniche di riconoscimento facciale, sperimentate prima con tibetani e uiguri e poi applicate “urbi et orbi”.

Per farla breve, questa “pubblicità progresso” che la Rai manda in onda in questi giorni anche con una certa frequenza dà un segnale palesemente arbitrario e falsato. E fa ingenerare il sospetto, se non la certezza, che i pasdaran della legge Zan, per cui questo spot pare fatto apposta, ci vogliano prefigurare un nuovo pensiero unico di questo tipo da promuovere attraverso l’introduzione dell’ennesima fattispecie di reato. Legge la cui applicazione sembra ovviamente fatta apposta per essere amministrata ieraticamente contro i “nemici politici” dai consueti protagonismi di molti pm d’assalto.

Questo fa anche capire perché tra gli avversari politici di questa legge non ci siano solo gli “odiati” partiti e leader della destra fascista, leghista e nazionalista oppure sovranista. Infatti, tra chi ha usato parole di fuoco su questa maniera di fare norme e aggiungere una nuova pietra miliare al famigerato “panpenalismo all’italiana” si annoverano i principali ex agit-prop delle storiche associazioni di gay e di lesbiche. Nonché il presidente del Partito Radicale transnazionale, Maurizio Turco, una vita da allievo di Marco Pannella, e che pertanto ben conosce “il fascismo degli antifascisti”.

Ecco adesso abbiamo anche l’autoritarismo a fin di bene in difesa del pensiero unico politically correct. Il signore in metropolitana non ha neppure il diritto di alzarsi e andarsene perché può – putacaso – dargli un po’ fastidio un bacio tra donne. O magari perché ha un bisogno urgente. No, deve restare lì a guardare e magari anche ad applaudire.

 

Aggiornato il 29 maggio 2021 alle ore 10:59