Draghi e la grande delusione

Malgrado la pubblicazione di numerosi studi sugli scarsissimi effetti del lockdown, come quello realizzato recentemente dalla prestigiosa Università californiana di Stanford, sul contrasto alla pandemia di Sars-Cov-2, l’Italia prosegue sulla linea delle restrizioni ad oltranza. Restrizioni che non hanno eguali nel mondo avanzato e che, come dimostra il raffronto con chi ha chiuso poco o non ha chiuso affatto analizzato nel succitato studio, dopo oltre un anno stanno avendo effetti catastrofici sul piano dell’economia, della formazione dei giovani e della socialità in senso generale.

In estrema sintesi, le insensate misure dettate dal ministro della Salute, Roberto Speranza, su suggerimento degli illustri sconosciuti del Comitato tecnico-scientifico, hanno sostanzialmente paralizzato il sistema Paese, generando un clima di paura e di incertezza che non ha precedenti nella storia repubblicana.

Ora, dato che l’Italia – ahinoi – si trova da tempo ai vertici delle classifiche del cosiddetto analfabetismo funzionale, non dovrebbe stupire la facilità con la quale il ministro della Salute e tanti altri suoi colleghi di governo, compresi molti dei nuovi arrivati di centrodestra, sono riusciti a strumentalizzare un virus a bassa letalità, allungando a dismisura il brodo delle restrizioni, con l’obiettivo finale di incassarne il dividendo elettorale una volta usciti da questo incubo. Una operazione che lo stesso Speranza, pubblicando un libro sull’uscita dalla pandemia (poi ritirato in fretta e in furia), aveva già cinicamente tentato l’estate scorsa.

Ma che persino il prestigioso Mario Draghi, il quale è apparso a tutta prima come un moderno Cincinnato chiamato, soprattutto, per rimettere in piedi l’economia e la disastrata logistica delle vaccinazioni, si sia accodato alla linea chiusurista di stampo medievale ci sembra agghiacciante. In particolare si immaginava, si sperava che un uomo uso da sempre a leggere ed analizzare i numeri non utilizzasse, al pari di chi lo ha preceduto, il dato assolutamente vago dei contagi per sostenere l’esigenza di mantenere sostanzialmente inalterato il blocco della società italiana.

Per dirla in estrema franchezza, dall’attuale presidente del Consiglio ci saremmo aspettati, o almeno tale era l’auspicio di molti aperturisti, un forte impulso affinché si vaccinassero i soggetti più fragili, così da consentire una rapida politica di riaperture basate su un ragionevole rischio calcolato. Invece assistiamo ad un desolante spettacolo in cui giornalisti, politici e burocrati sgomitano e saltano la fila per farsi vaccinare. Tutto questo mentre molti anziani, affetti da gravi patologie, come nel caso drammatico dei genitori del sindacalista Giorgio Airaudo, muoiono in attesa di un vaccino che per i comuni mortali non pare arrivare mai. Proprio non ci siamo, illustre Mario Draghi.