Soldi regionali e vaccini regionalizzati

Nota a margine

Di chi sono i soldi delle Regioni? I governatori, come pomposamente i media chiamano i semplici presidenti, menano vanto di fare questo e quello con le proprie forze; lamentano di non poter fare questo e quello perché altri (lo Stato?) non gliene dà le forze; pensano e agiscono come fossero alla pari con il Governo. A me procura l’orticaria sentire dalla bocca degli amministratori delle Regioni che i meriti della lotta alla pandemia sono loro, mentre i demeriti appartengono tutti allo Stato centrale. Com’è possibile, dal momento che la sanità è regionalizzata? Per gl’illustri “governatori” non vale più il principio di diritto e di giustizia in sé, cuius commoda, eius et incommoda? Se la sanità è cosa loro, pare illogico che se ne prendano il bene fatto e non le malefatte. La sanità politicizzata non l’hanno mai ripudiata. Anzi. Chiedono di avervi più potere. Vogliono avervi ancor più mani libere. Non li sfiora mai il dubbio che i livelli essenziali di assistenza costituiscono una perversa discriminazione tra Regioni e dunque tra cittadini? La corsa degli amministratori regionali verso la migliore assistenza costituisce bensì una benefica forma di concorrenza amministrativa ma per converso pure l’odiosa sanzione dell’ineguaglianza dei cittadini a petto dell’articolo 3 della Costituzione, architrave della sovranità popolare con l’articolo 1. È inammissibile che due cittadini che pagano gli stessi tributi ricevano differente assistenza sol perché residenti in differenti Regioni. La discriminazione non solo contraddice i principi costituzionali della Repubblica, che addirittura annovera unicamente la salute “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (articolo 32), ma vanifica l’essenza stessa del servizio sanitario nazionale: universalità, eguaglianza, gratuità.

Senza minimamente riflettere su tali inoppugnabili considerazioni, la pandemia ha spinto alcuni amministratori (di Regioni propense a considerarsi spesso le prime della classe!) lungo una china ancor più scivolosa della discriminazione già insita nella sanità così regionalizzata e politicizzata. Questi amministratori stanno (starebbero) trattando per le loro Regioni l’acquisto separato del vaccino da inoculare ai loro cittadini, sia pure pelosamente concedendo che le dosi in eccesso verrebbero regalate alle altre Regioni (a quali? Alle contigue? Alle più malmesse? Alle più simpatiche? Alle politicamente consonanti?). Tanto la semplice intenzione d’acquistare quanto la concreta compravendita sono biasimevoli perché ingiuste e illegittime, per la domanda iniziale “di chi sono i soldi delle Regioni?”. Ebbene i soldi delle Regioni sono in parte soldi versati esclusivamente dai loro cittadini. Un’altra parte dei soldi regionali è invece erariale, cioè di tutti i contribuenti. Nel rispetto di quale etica il cittadino che onestamente paga i tributi in una regione disastrata, ricevendone un’assistenza sanitaria miserabile, dovrebbe contribuire a comprare il vaccino a beneficio del cittadino che in un’altra Regione già gode pure di una sanità migliore?

Le Regioni non sono né Stati sovrani né Stati federati che statuiscano a piacimento le entrate e le spese. Amareggia profondamente constatare che, oltre l’aggravio finanziario e la disunione nazionale causati dalla loro introduzione nel 1970 e dalla loro espansione nel 2001, le Regioni hanno alimentato una sorta di gretto egoismo campanilistico senza remore né morali né istituzionali, come dimostra l’ultima trovata degli amministratori per procurare i vaccini. Vogliono “far da sé” con i denari altrui e i tributi di tutti, passando pure per provvidi e lungimiranti agli occhi bendati dei media. Ciò detto, lo Stato e il Governo cosa aspettano a prendere in mano la direzione centralizzata della salute pubblica contro la pandemia?