La Jihad di Erdogan contro i giornalisti italiani

Una vera e propria lista di proscrizione dei giornalisti italiani considerati ostili al leader turco Recep Tayyip Erdoğan. Circola in Italia su un sito di islamisti amici dei Fratelli Musulmani che fa riferimento a Davide Piccardo, “figlio d’arte” di Hamza Piccardo per anni ai vertici dell’Ucoii, cioè l’organizzazione considerata più aggressiva nelle rivendicazioni shariatiche all’interno della comunità islamica italiana. La quale per il resto è molto più moderata e pacifica essendo pressoché tutta rappresentata dalla Grande Moschea di Roma.

I primi nomi messi all’indice sono quelli di Fiamma Nirenstein, Vittorio Feltri e Giulia Belardelli dell’Huffington Post. Definiti “alfieri della propaganda islamofoba” e anti-Erdogan di questi giorni.

Il sito chiede espressamente di “attivarsi per almeno contrastare questo flusso incontrollato di antipatica disinformazione” e, visti i precedenti in Francia, questa frase qualcuno potrebbe interpretarla anche in maniera pericolosa. Fra l’altro lo stesso sito islamista si rifiuta, un po’ ipocritamente, di mettere in diretta relazione gli attentati nelle chiese degli ultimi giorni come reazione alle vignette di Charlie Ebdo e alla pretesa propaganda anti-turca del presidente Emmanuel Macron. Non sono quindi i terroristi islamici a uccidere inermi fedeli e preti nelle chiese o poveri professori che insegnano la ragione laica nei licei, ma noi occidentali islamofobi a provocare gli inermi fedeli di Maometto. Un po’ le accuse patriarcali di un tempo che si rivolgevano alle violentate che se l’erano cercata perché giravano in minigonna.

A ben vedere siamo di fronte al solito ribaltamento della frittata in cui sono campioni mondiali tutti gli ideologi della fratellanza mussulmana. Che si vestono da vittime, in realtà suonando più o meno consapevolmente la grancassa ai carnefici.