“Fratelli Tutti”, un inno antiliberale e un manifesto populista

Le encicliche non sono documenti con un contenuto esclusivamente religioso, specie in un momento così intenso e problematico come quello della pandemia, ma hanno dichiaratamente un messaggio che vuole spronare alla riforma di tutta una serie di istituzioni della nostra società.

 Il seminario on-line di ieri L’enciclica Fratelli Tutti e il pontificato di Papa Francesco ha cercato di adottare questo punto di vista nel leggere e discutere il testo del Santo Padre.

All’incontro hanno partecipato Sergio Belardinelli (professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università di Bologna), Alberto Mingardi (direttore generale, Istituto Bruno Leoni) e Loris Zanatta (professore ordinario di Storia dell’America Latina, Università di Bologna).

Per Mingardi, se c’è un nemico che Papa Bergoglio si è sempre scelto come bersaglio e che ha messo anche al centro dell’enciclica, questo è il neoliberismo. Come tutti quelli che scelgono questo nemico, si è però ben guardato dal definirlo. Anzi, il neoliberismo è messo dal Santo Padre sullo stesso piano del populismo. In realtà, se c’è una tradizione di pensiero che ha sempre difeso la libertà di movimento delle persone – come fa Papa Bergoglio a proposito dei migranti – questa è proprio la tradizione liberale.

Zanatta ha successivamente inserito l’enciclica “Fratelli Tutti” all’interno dei populismi latino-americani: il documento propone infatti una ricetta antimoderna, è al contempo un inno antiliberale e un manifesto populista. È proprio nei populismi che il leader viene visto come la soluzione a tutti i problemi, l’unico capace di condurre il popolo verso una terra promessa, che in questo caso è la fratellanza universale.

Belardinelli ha invece individuato nel sesto capitolo dell’enciclica alcuni passaggi, riguardanti il dialogo e la verità, da giudicarsi positivamente: per l’apertura verso il pluralismo e al valore dei buoni argomenti. Le altre parti del documento sono invece criticabili, per l’approccio paternalista utilizzato e per il costante riferimento al “bene comune” che annulla la dimensione individuale.

Sui temi della libertà, dell’educazione alla libertà, dell’importanza della responsabilità personale, in questa enciclica sono purtroppo evidenti delle preclusioni di natura ideologica.