Il centrodestra e l’occasione delle Regionali

Non ha torto Nicola Zingaretti quando invita i suoi alleati della coalizione governativa a non compiere errori nella campagna elettorale delle prossime elezioni regionali. Perché, anche se Giuseppe Conte non è Massimo D’Alema e non ha la benché minima intenzione di uscire di scena come capitò al “leader massimo” a seguito della sconfitta proprio alle regionali, una possibile disfatta del fronte giallorosso alle Amministrative di fine settembre potrebbe rappresentare il colpo di grazia per un Esecutivo già paralizzato dalle polemiche, dalle frizioni e dalle contraddizioni interne ed ormai palesemente incapace di imprimere al Paese quello slancio programmatico indispensabile ad una effettiva e tangibile ripresa non soltanto sociale e civile ma anche economica, finanziaria e produttiva.

L’eventualità di una batosta alle prossime regionali per il fronte che sostiene Conte non è affatto peregrina. Alla coesione dello schieramento sfidante del centrodestra che si presenta unito in tutto il territorio interessato al voto, corrisponde uno sfarinamento ed una divisione di quello giallorosso che appare sempre più diviso e tenuto in scacco dagli attriti che si consumano in continuazione all’interno della coalizione. Non è solo la rivendicazione della propria autonomia da parte di Italia Viva, tuttavia, a creare le condizioni di una qualche possibile batosta regionale destinata ad avere ripercussioni nazionali. Il nodo centrale della coalizione governativa è tutto nel rapporto tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle. Un sodalizio che non è stato stabilizzato e che mai è stato trasformato in un’alleanza organica ed irreversibile, ma seguita ad avere i connotati della precarietà ed ondeggia non solo a Roma ma anche e soprattutto nei territori. Una precarietà, questa, che potrebbe rivelarsi fatale ad un Governo segnato dalla mancanza di fiducia reciproca dei due partiti di maggioranza, così come anche nei confronti del Presidente del Consiglio a suo tempo scelto con una decisione di cui sembrano sempre più pentiti.

Le difficoltà dell’asse Pd-M5S costituiscono, ovviamente, una grande opportunità per il centrodestra. Che mai come in questa occasione ha la possibilità di dare una spallata ad un quadro politico finora tenuto in vita dalla sola necessità di non provocare un vuoto politico difficilmente colmabile durante la fase dell’emergenza pandemica.

Certo, il voto regionale non è il voto nazionale per tanto tempo invocato dai leaders dei partiti avversari del fronte grillo-progressista. Può tuttavia rappresentare una sorta di anticipazione e di prova generale della futura verifica politica nazionale. È in questa prospettiva che il centrodestra dovrebbe impostare la propria campagna elettorale. Convincendo l’opinione pubblica del Paese che in democrazia i momenti di crisi e di emergenza non si superano paralizzando tutto il Paese attorno ad un Esecutivo immobile che si regge sulla spartizione delle poltrone di sottogoverno, ma rimettendo ai cittadini il diritto di determinare la politica nazionale.