Magistratura, sciogliere le correnti: Dio esiste

Dio esiste. La prova sta nel fatto che finalmente, dopo decenni di inutile attesa, quando sembrava impossibile ormai ogni novità, un magistrato di nome Alfonso Sabella, peraltro ben noto in quanto già assessore alla legalità del Comune di Roma, di fronte alle (apparentemente) sconcertanti vicende di diversi magistrati interni al ministero di Alfonso Bonafede, relative alle nomine avvenute con metodi di pura e correntizia spartizione e gestite dal dottor Luca Palamara, ha dichiarato che la sola soluzione sarebbe sciogliere le correnti.

Inaudito! E doppiamente inaudito, se a dirlo sia un magistrato! Ecco perché, il provenire di questa dichiarazione da chi rivesta quel ruolo rappresenta la prova certa della esistenza di Dio: solo un autentico miracolo, infatti, poteva far sì che ciò accadesse.

Infatti, solo a sentire queste parole, fino a pochi mesi fa, avrebbero tremato i muri del Quirinale, del Palazzo dei Marescialli – sede del Consiglio Superiore della Magistratura – del ministero di Grazia e Giustizia di via Arenula e, manco a dirlo, de la Repubblica e di altri giornali asserviti alle Procure. Invece, niente. Niente di niente.

Che forse stia davvero cambiando qualcosa? Che si sia davvero giunti al limite oltre il quale non appare più possibile spingersi?

Il fatto è che chi scrive, da oltre tre decenni denuncia la deriva correntizia della magistratura italiana, proponendo come unico possibile rimedio proprio lo scioglimento delle correnti: inascoltato, anche avendo quale ottimo compagno di strada Arturo Diaconale e qualche altro intellettuale politicamente scorretto.

E mi pare ridicolo che oggi ci sia tanta meraviglia ad ascoltare il mercimonio dei posti direttivi, attraverso le intercettazioni a carico di Palamara. Chi si stupisce di qui, chi si meraviglia di là, chi ammonisce… mentre si tratta di cose notissime per tutti i magistrati.

Tutti, ma proprio tutti, anche coloro che fingono di stupirsi, anche coloro che alzano il dito oggi per accusare Palamara hanno in qualche modo partecipato, approvato, goduto di quelle spartizioni correntizie, delle quali tutti sapevano tutto.

Oggi invece campeggia l’ipocrisia. Tutti fanno disgustosamente finta di cadere dalle nuvole.

Benvenuta perciò la proposta di Sabella, perché sciogliere le correnti sembra proprio il solo rimedio possibile per scongiurare il mercimonio delle cariche e delle assegnazioni di posti, in forza del quale a dirigere un certo ufficio andrà X invece di Y, non perché oggettivamente più meritevole, ma perché facente parte di una certa corrente di maggioranza che ha imposto il suo candidato o, se di minoranza, alla quale si deve pur lasciare qualche posto da occupare.

Non credo tuttavia che questa proposta potrà essere realizzata, almeno nei prossimi vent’anni. Infatti, ci saranno opposizioni fortissime, vere e proprie alzate di scudi di magistrati, sindacalisti, giornalisti, intellettuali politicamente correttissimi, pentastellati ortodossi, mobilitazioni di piazza, femministe redivive, animalisti ricomparsi, girotondini resuscitati, sardine e spigole, tutti appassionatamente contro lo scioglimento delle correnti, allo scopo dichiarato di difendere l’indipendenza della magistratura, bandiera buona da agitare per tutti gli usi (consentiti e non).

Non sono un profeta. Queste cose, davvero grottesche, non le prevedo. Le so, come so che domani sorgerà il sole.

Eppure fu Giovanni Falcone, polemizzando in uno studio televisivo molti anni or sono con Alfredo Galasso, a mettere in guardia allo scopo di non confondere l’indipendenza dei magistrati con la irresponsabilità.

Infatti, cosa c’entra l’indipendenza con la politicizzazione correntizia dei magistrati? Anzi, può dirsi esattamente il contrario: che cioè più la competizione correntizia si allarga e si alimenta, più l’indipendenza viene soverchiata ed infine annullata.

Invitiamo perciò i pentastellati, sacerdoti e custodi di quella indipendenza, a battersi per lo scioglimento delle correnti. Non preoccupatevi… non sono impazzito! La mia è solo una battuta.