Il grande inganno

Non c’è molto da dire su quella che si sta prospettando come la peggiore catastrofe della storia repubblicana. E non mi riferisco affatto al Covid-19, bensì al colossale inganno collettivo che ha portato un intero Paese a ritrovarsi in braghe di tela, inducendolo ad un insensato inseguimento di un virus il quale, i numeri stanno lì a dimostrarlo in maniera inconfutabile, colpisce in modo molto serio quasi esclusivamente i soggetti immunodepressi, in gran parte portatori di gravi e gravissime patologie. Un inganno che ha determinato il collasso dell’intero sistema economico e che, come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine, non è affatto il frutto di un complotto, di una pianificazione realizzata a tavolino. Esso invece si fonda e si sviluppa nell’ambito di una chiara convergenza di interessi politici, giornalistici e di una certa qual spasmodica ricerca di onori e gloria nutrita da più o meno oscuri uomini di scienza, se così vogliamo definirli.

Da questa insana commistione di cinici e irresponsabili obiettivi di individui e di gruppi organizzati, in primis molti di quelli che compongono l’attuale, sgangherata maggioranza di Governo, è partita una sempre più assordante comunicazione a senso unico che in primo luogo ha annichilito ogni forma di opposizione politica, sociale e culturale nei confronti delle folli misure adottate per bloccare la diffusione del coronavirus. Diffusione che, gli stessi numeri con la testa dura ce lo continuano a ripetere anche in questi ultimi giorni, si sta sostanzialmente bloccando da sola, visto che a molti giorni dalla riapertura del Paese non si è prodotta quella tragica ecatombe paventata in un delirante rapporto del Comitato tecnico-scientifico, il quale prevedeva entro giugno quasi 400mila ricoveri negli ospedali, con ben 151mila malati in terapia intensiva. A titolo di cronaca, mentre butto giù questo pezzo, in tutti gli ospedali italiani ci sono 9.991 ricoverati con sintomi, di cui 716 sottoposti a terapia intensiva. Eppure la forsennata campagna di disinformazione che ancora il composito partito unico del virus si ostina a portare avanti sembra aver funzionato a meraviglia, tant’è che vi sono a tutt’oggi moltissimi cittadini, anche dotati di buona istruzione, i quali vivono nella convinzione che il Covid-19 possa colpire in modo letale qualsiasi categoria di soggetti, senza alcuna distinzione di età e di condizioni fisiche.

In questo senso la ricetta mediatica imposta ad un Paese già di per sé molto confuso è perfettamente riuscita, ma il paziente risulta praticamente morto, soprattutto sul piano socio-economico.

Solo che alla fine di questo massacro generalizzato di risorse umane e produttive, con l’unico scopo di acquisire consensi, onore e consulenze ben retribuite, i cittadini italiani, compresi quelli che si sentono protetti in un modo o nell’altro dalla mano pubblica, dovranno confrontarsi con gli effetti tangibili di ciò. E solo allora, come spesso mi permetto di ricordare, scatterà nella comprensione dei più la famosa Legge di Lincoln, secondo il quale “si possono ingannare alcuni per tutto il tempo e molti per un po’ di tempo, ma non si possono ingannare tutti per tutto il tempo”.

Malgrado ciò, credo che a quel punto sarà fin troppo tardi per rimettere in sesto la baracca, come si suol dire.