Un decreto per l’autorevolezza del Premier

Dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, in risposta alle critiche degli esponenti del centrodestra al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte accusato di annunciare i propri decreti prima ancora di averli definiti, che in momenti di crisi come quello attuale la credibilità del Premier non può essere messa in discussione perché è da questa credibilità nei confronti dell’opinione pubblica che dipende la possibilità di uscire dalle difficoltà.

La tesi di Speranza non fa una grinza. Mai come in momenti così drammatici appare indispensabile poter contare su un governo credibile guidato da un Premier autorevole capace di stabilire un rapporto fortemente fiduciario con i cittadini convincendoli di essere l’unico in grado di condurli felicemente fuori dall’emergenza del coronavirus.

Ma di chi è la colpa se il Premier annuncia un ulteriore blocco del Paese e poi fa passare 24 ore prima di fornire nel dettaglio le indicazioni su quali dovranno essere le categorie degli italiani che dovranno rimanere chiusi in casa e quelle che invece avranno libertà di movimento per ragioni di lavoro? Nell’ora più buia il Capo del Governo ed i suoi ministri hanno l’obbligo di conquistare con i propri comportamenti la fiducia dei cittadini. A meno che, naturalmente, vista l’abitudine invalsa di procedere a colpi di decreti evitando accuratamente qualsiasi confronto in Parlamento, che non si voglia fissare per decreto l’autorevolezza di Giuseppe Conte e dei componenti della sua compagine governativa.

Non risulta, però, che nell’ora più buia Winston Churchill sia ricorso ad un decreto per avere la fiducia degli inglesi. L’unico precedente è quello di Pio IX che stabilì la propria infallibilità attraverso il Sillabo. Ma se Conte volesse per decreto trasformarsi in Papa, chi potrebbe negare agi italiani la facoltà di sollecitare la riapertura dei vecchi manicomi per ricoverare il Premier uscito di testa?