Epilogo Italia

Oggi è un giorno a suo modo storico. Perché, vi chiederete. Perché ieri sera – al ritorno da una interminabile quanto faticosa trasferta giudiziaria che mi ha sbattuto in faccia quanto la crisi abbia impattato sulla vita di imprese e lavoratori e come le sirene della delocalizzazione appaiano irresistibili, non per chi vuol comprarsi lo yacht evadendo le tasse, ma semplicemente fare sopravvivere la propria azienda sui mercati globalizzati – ho acceso la televisione e ho visto.

Ho visto uno che, evidentemente senza averci capito granché, voleva ricorrere avverso una pronuncia della Grande Camera della Corte Edu (ma dove ha studiato?) e intanto rideva, rideva perché nel frattempo aveva spezzato le reni alla prescrizione. Ho visto pure un altro che per giustificare il voto sul taglio dei parlamentari che farà risparmiare la ricca sommetta di Euro 1,60/anno a ciascuno di noi manifestava, neppure velatamente, tutta la sua soddisfazione per una mossa che nella sua testa avrebbe definitivamente romanizzato i grillini, senza accorgersi, poveretto, che è da una vita che son loro ad aver barbarizzato lui e (non solo) il suo partito. Allora ho pensato.

Ho pensato che sia giunta finalmente all'epilogo la biografia di questo disgraziato Paese e, converrete con me, la pagina conclusiva della storia di una Nazione, sia pure allo sbando, deve essere adeguatamente celebrata. Sia dunque proclamata Festa Nazionale (per il nome da dare alla ricorrenza magari chiedete a Marco Travaglio, lui se ne intende). Ma sarebbe profondamente ingiusto dimenticare chi ne ha scritto negli ultimi trent'anni le pagine più radiose. Oggi si schermiscono, come si conviene agli eroi della Patria. Ma io li ricordo benissimo, tutti, ad uno ad uno (e ricordo altrettanto bene anche la claque, ma, per questa volta, eviterò di infierire).