Sul tango machista chiedere a Francesco

Il tango è maschilista, è “il bastione del machismo argentino”. E, come tale, va cambiato in nome del femminismo politicamente corretto che chiede ai maschi amanti della milonga di rinunciare alla pretesa di guidare la danza imponendo alla donna di seguire con passiva passione le mosse imposte dalla tradizione padronale maschile.

Ma come operare questo cambiamento epocale? La leader del movimento per la liberazione femminile dal machismo tanghero, Liliana Furió, ha spiegato che dopo aver sperimentato la formula del ballo tra uomo e uomo e tra donna e donna, è giunta alla conclusione che il modo migliore sia quello di assegnare alla donna il ruolo dell’uomo ed a quest’ultimo quello della partner. Ma non è che cambiando l’ordine degli addendi il risultato è lo stesso, cioè il rapporto padronale che diventa quello della donna sull’uomo ma che sempre padronale rimane?

Per sciogliere l’interrogativo serve il parere di qualche esperto. Si potrebbe tentare con Paolo Conte, che di milonga se ne intende. O anche con Renzo Arbore, che sa di tutto anche se viene considerato un vetero-maschilista per via del clarinetto e della chitarrina.

Nel caso non si trovino esperti autorevoli, comunque, non rimarrebbe che rivolgersi a Papa Francesco. Che è argentino, che è gesuita, che è progressista e che, magari, sarebbe ben contento di dedicare un Angelus, dopo quello all’Amazzonia bruciata dai capitalisti speculatori, anche al tango dei machisti reazionari delle pampas!