Ci sono le chiacchiere della politica, e poi ci sono i fatti. Il tour presenzialista del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che partecipa a tutti i meeting a cui lo invitano, talvolta rendendosi protagonista di involontarie gag esilaranti, è da ascrivere alla prima categoria, quella delle chiacchiere da bar.

Ciò che sta accadendo in Umbria in queste ore, al contrario, sono fatti. E pesantissimi. Dopo il salvifico voto degli iscritti alla piattaforma Rousseau, i vertici pentastellati si sono precipitati a trattare con il Partito Democratico per presentarsi in coalizione alle elezioni regionali umbre. Scomparsi i reciproci veti, dimenticati gli insulti e le accuse, grillini e “dem” si preparano ad attovagliarsi al primo désco regionale messo in palio per replicare l’inciucio imbastito col governo nazionale. Un gioco relativamente semplice che necessitava di un solo sforzo iniziale: scegliere un candidato unico, una faccia presentabile che non riportasse alla mente degli elettori quella dei senza vergogna che a Roma hanno fatto comunella pur di non essere rispediti a casa dagli italiani. Sembrava un’impresa facile, ma a quanto pare non lo è stato perché, ad uno ad uno, i possibili candidati della mitica società civile (ha ragione la senatrice forzista Fiammetta Modena che a proposito della vicenda umbra ha sostenuto che non esiste una “società civica” distinta da una “società partitica”) si sono sfilati dalla manfrina penta-democratica declinando l’invito con un cortese rifiuto. L’ultima in ordine di tempo a dire no a Luigi Di Maio e a Nicola Zingaretti è stata ieri l’avvocato Francesca Di Maolo. La sua sarebbe stata una candidatura di assoluto pregio. Avvocato 49enne, la Di Maolo ha messo da parte la professione legale per dedicarsi a tempo pieno all’Istituto Serafico per sordomuti e ciechi della città di San Francesco, di cui è presidente. Un encomiabile impegno nella solidarietà, accanto ai bambini portatori di gravi handicap.

L’ennesimo niet non ha, tuttavia, scoraggiato i nuovi soci della maggioranza giallo-fucsia che nella serata hanno rimediato con una scelta di ripiego. Si tratta di Vincenzo Bianconi (nella foto), presidente di Federalberghi Umbria. La debolezza della sua candidatura ha almeno quattro ragioni: 1) Arriva comunque in ritardo rispetto alla scadenza elettorale; 2) Bianconi non potrà fare affidamento sul sostegno di un gruppo sociale di riferimento visto che gli albergatori, di cui fa parte, tradizionalmente e in prevalenza sono di destra e poco sopporterebbero un’amministrazione marcata a sinistra con la presenza urticante dei Cinque Stelle; 3) Bianconi non ha un solido background di sinistra. Al contrario, in Umbria lo ricordano come supporter, alle ultime elezioni politiche, di una candidata al Senato di Forza Italia; 4) Bianconi, suo malgrado, potrebbe essere portatore di un gigantesco conflitto d’interessi nel caso dovesse essere eletto presidente della Giunta regionale dell’Umbria. Con la sua famiglia, infatti, è titolare del “Gruppo Bianconi” che nella città di Norcia possiede l’hotel Seneca. Ma prima del sisma dell’ottobre 2016 il gruppo contava su una catena di alberghi e ristoranti, tutti danneggiati irrimediabilmente dal terremoto. Il complesso turistico-ricettivo necessita, per essere ripristinato, di ingenti finanziamenti pubblici, parte dei quali dipendono dall’ente regionale. Come si regolerà il “presidente” Bianconi quando avrà tra le mani la pratica del suo gruppo industriale? È una domanda da girare ai grillini che in passato hanno montato un assurdo baccano sui possibili conflitti d’interessi altrui. La vicenda umbra ha spalancato la porta ad interrogativi che devono interrogare la nuova sinistra “ammontonata”. Si chiedano i vertici Pd e Cinque Stelle del perché della difficoltà nell’individuare candidati presidenziali disponibili a metterci la faccia al posto loro. L’unica spiegazione possibile è che, colto l’umore di fondo della popolazione che non crede all’accrocco combinato “dem” e grillini, i prescelti si siano tirati indietro. Se la vittoria della sinistra, nella roccaforte rossa, fosse stata data per scontata, l’approccio estremamente prudente dei candidati individuati sarebbe stato diverso. Più ottimistico. Resta il fatto che si è arrivati a meno sei giorni dalla scadenza di presentazione delle liste e delle candidature alla presidenza per avere finalmente un nome da “dem” e grillini.

Di fatto, la candidata del centrodestra, la senatrice leghista Donatella Tesei, sindaco di Montefalco, anch’ella avvocato di mestiere, continua a 35 giorni dal voto regionale a fare campagna elettorale senza avversari. Il che potrebbe avere un peso sull’esito finale. Sarà una bella impresa per Vincenzo Bianconi correre per la vittoria visto che dalle parti della nuova sinistra giallo-fucsia di programma unitario per il governo della regione non si ha traccia. Come primo atto Bianconi dovrà incaricarsi di rimuovere i manifesti elettorali con i quali Andrea Fora, candidato del Pd alla presidenza della Regione prima dell’intesa “civica” con i Cinque Stelle, ha tappezzato tutta l’Umbria. Ora, sappiamo cosa accadrà la notte del 27 ottobre se “l’ammontonata” di sinistra dovesse spuntarla: Di Maio e Zingaretti parleranno di grande segnale per il Paese e di strada tracciata, mediante un’investitura elettorale sebbene parziale e indiretta, per restare al Governo fino alla fine della legislatura. Se, al contrario, saranno sconfitti, il nuovo duo di coppia demo-grillino si catapulterà davanti alle telecamere per spiegare a reti unificate che il voto umbro è una roba locale che non inficia gli equilibri generali e la stabilità del Governo.

Tutto facile quando si tratta di chiacchiere. L’importante è che ci credano loro e, soprattutto, che ci credano gli italiani. Che, visti i sondaggi sull’apprezzamento dell’azione del Governo, non sembrano molto propensi a prestare fede ai ribaltonisti. Al momento, di sicuro a non crederci sono stati gli alti profili interpellati per correre da candidati presidenti per conto dell’“ammontonata” giallo-fucsia. A naso, se non è una previsione di come finirà il prossimo 27 ottobre in Umbria, ci somiglia molto.