Una premio per la Lorenzin

Nell’epoca in cui la vita politica italiana appare segnata da un forsennato andirivieni da una parte e dall’altra di parlamentari alla disperata ricerca di una speranza di sopravvivenza politica, viene naturale proporre l’istituzione del premio “il Voltagabbana d’argento” (non d’oro perché sarebbe troppo). Non ci vuole tanta fantasia ad immaginare il momento della premiazione: una sala, la più grande possibile per i partecipanti, i parenti ed i clientes, stracolma di gente; musica con cantanti ed esibizione di attori abituati a recitare tante parti in commedia; diretta televisiva in contemporanea su tutti i canali nazionali presentata da Bruno Vespa che conosce da decenni tutti i “voltagabbana” italiani.

I problemi posti da questa iniziativa sono due. Come formare una giuria visto che i coerenti sono una rarità come i panda in via di estinzione? E, soprattutto, quale forma dare al “Voltagabbana d’argento”?

Sul primo punto bisogna aspettare. La ricerca di chi non ha fatto mai giravolte richiede tempo, pazienza, attenzione. Sulla seconda, invece, la cronaca più recente ha portato ad una illuminazione. Quale faccia più adatta può avere il “Voltagabbana d’argento” se non quella di Beatrice Lorenzin?