Una pernacchia per Gad Lerner

Una provocazione perfetta, studiata a tavolino, quella organizzata da Repubblica in occasione del raduno leghista di Pontida. Come far emergere il carattere razzista e fascista della Lega di Matteo Salvini? Semplice: mandando a passeggiare tra i militanti il prode Gad Lerner, ebreo sempre critico con Israele ma sempre pronto ad usare la sua ebraicità a proprio beneficio, e militante da sempre di un giornalismo dell’ultrasinistra che ha fatto dell’odio antileghista ed anti-salvinianio la propria ultima e più marcata caratteristica.

La provocazione avrebbe avuto un esito perfetto se qualcuno avesse preso a sganassoni il provocatore. Ma c’è stato solo qualche insulto. L’epiteto di “ebreo”, che ha comunque permesso di denunciare la natura razzista dei leghisti di Salvini. E quello di “pezzo di merda”, che ha consentito a Dario Franceschini ed a tutti i sepolcri imbiancati della sinistra di stracciarsi le vesti per la vile aggressione fascista.

La sberla, però, non è partita. Così lo sdegno, la condanna e l’esecrazione sono state meno eclatanti e rumorose del previsto.

La lezione della vicenda ad uso dei leghisti è, dunque, semplice. Niente sberle e neppure insulti ai provocatori. Ma neppure indifferenza, bensì cori ripetuti di pernacchie. Che, come insegnano i napoletani, non falliscono mai con i palloni gonfiati.