I conti non tornano

Mentre il “nuovo” Governo giallo-rosso supera il vaglio della fiducia parlamentare in un delirio di altisonanti promesse per tutti i gusti, l’economia italiana registra l’ennesima doccia fredda, con una produzione industriale in forte calo anche a luglio e Moody’s rivede al ribasso le stime di crescita per il 2019.

Lapidario il giudizio di questa importante agenzia di rating circa le prospettive di medio periodo del Paese di Pulcinella in cui si evidenziano con la matita blu “gli elevati livelli di debito pubblico che difficilmente diminuiranno nei prossimi anni, la crescita lenta e la mancanza di un’agenda di politica economica coerente”.

Tutta roba che, in verità, chi vive in questa valle di lacrime ben conosce da molto tempo e che non fa certo ben sperare per il futuro prossimo venturo. Ma dalle parti dell’attuale maggioranza, comprese le numerose grancasse mediatiche che la sostengono con crescente entusiasmo, sembra che ci sia una percezione della situazione assai diversa, con fiumi di quattrini da spendere e funesti cunei fiscali da tagliare con l’accetta. Il tutto in una fantastica cornice di finanza pubblica nella quale non scatteranno i previsti 23 miliardi di aumento dell’Iva, mantenendo nel contempo i conti in ordine così da non irritare l’Europa e, soprattutto, i mercati finanziari. Ma non basta. Nel corso del dibattito sulla fiducia, abbiamo appreso che nulla di quanto realizzato dal precedente Esecutivo in tema di spesa corrente (quella che secondo l’attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, avrebbe determinato un secondo boom economico) verrà sensibilmente emendato, con buona pace di chi ancora crede alla logica insuperabile dei numeri, particolarmente quando questi ultimi proprio non tornano.

Infine, a coronamento di una così trionfale marcia verso il benessere delle persone – come ci ripete ossessivo il mantra dei “nuovi” governanti – vi saranno pure molti miliardi da utilizzare per i tanto auspicati investimenti. Miliardi i quali, secondo l’illuminato parere di un autorevole esponente del Partito Democratico, si spera che la stessa Europa ci consenta di scomputare dal deficit di bilancio.

Ovviamente, onde non annoiare il lettore, tralasciamo di aggiungere al miracolo di una finanza pubblica autopoietica, ossia che si riproduce e si rigenera dal suo interno, gli asili gratis per tutti, insieme all’interminabile sequenza di ulteriori benefici urbi et orbi annunciati da Giuseppe Conte durante il suo discorso alle Camere.

Questa volta sembra proprio che i “nuovi” amministratori della cosa pubblica ce l’abbiano fatta. Sono riusciti a realizzare il prodigio di creare immense risorse dal nulla semplicemente attraverso un uso sapiente della parola. Oramai, nell’epoca dominata dalla realtà virtuale, è sufficiente evocare un desiderio per vederlo realizzato. L’importante è crederci fino in fondo. Fino al collasso definitivo di un sistema economico e sociale soggiogato da una politica la quale, così come ammoniva un grande presidente americano del passato, promette di risolvere tutti i problemi sebbene ne sia essa stessa la causa principale, ahinoi!