Piccolo cabotaggio

Piccolo cabotaggio. Ha bordeggiato il povero Giuseppe Conte che ha fatto il bis. Il contenuto del suo discorso programmatico è insopportabilmente pieno di acqua calda e acqua fresca. Ci ha lasciato il dubbio se egli non abbia senso politico oppure ne abbia fin troppo. Infatti le sue dichiarazioni al Parlamento per chiederne la fiducia sono improntate al più vieto “occorrismo”, come ci piace definire il “pensiero dell’inazione” dei governanti, che infarciscono i discorsi con occorre, bisogna, necessita, eccetera. Tronfi e prodighi nello sciorinare gli obiettivi e le esigenze; modesti e reticenti nell’indicare i modi e i mezzi per conseguire gli uni e soddisfare le altre.

L’occorrismo è, in generale, il frutto avvelenato della prosopopea e della presunzione. L’occorrismo somiglia al minimo denominatore comune, come se le persone avessero il medesimo punto di vista. Per il politico mediocre o furbo l’occorrismo è una risorsa insostituibile. Il povero Conte, al quale difetta purtroppo il dono dell’eloquenza, ha esposto idee ricevute in tono dimesso e banalmente didascalico, senza prendere di petto i problemi capitali dell’Italia, ma semplicemente citandoli in un lungo e defatigante elenco di cose da fare: un vocabolario di voci. Abbiamo atteso invano, per circa novanta minuti, un’impennata all’altezza del momento e del luogo, un rilievo espressivo che delineasse a tinte forti il profilo, o almeno la silhouette, dell’oratore. Se esibita di proposito, anche la banalità può essere considerata apprezzabile; se invece naturale, no. Gli indizi che fanno propendere verso l’ordinarietà sono numerosi e probanti, in positivo e in negativo, e vanno dalla vaghezza su entrate e spese ai soliti luoghi comuni sulla tassazione e sull’evasione (pagare meno per pagare tutti, galera ai grandi evasori), dal debito pubblico da tenere sotto controllo (e ci mancherebbe!) alla conversione dell’economia capitalistica in economia verde (come se non fosse capitalistica).

Lo sappiamo molto bene: i discorsi del presidente incaricato sono stati spessissimo, anche in passato, bollati come “libri dei sogni”. Ma esistono sogni e sogni pure nelle dichiarazioni programmatiche. E il Conte bis, più che far sognare, ha fatto venire il sonno anche alla sua maggioranza che, per tenersi sveglia, ogni tanto applaudiva a comando. Un nucleo politico, essenziale, tuttavia si scorge tra le nebbie del sonno. Consiste nell’impostazione statalista e dirigista a cui è improntato il discorso: interventi in ogni campo, che significano più spese, più controlli, più vincoli, più limiti, persino divieti assoluti per attività, quali le trivellazioni petrolifere, che possono pure essere sospese, circondate da mille cautele, ma a condizione che il vietarle non divenga l’undicesimo comandamento e che la ricerca resti aperta alle necessità e alle opportunità.

Ed infine, poiché negli ultimi giorni abbiamo letto e ascoltato veri e propri panegirici all’indirizzo del Conte bis e della sua presunta metamorfosi politica e personale da guidato a guidatore, lasciateci dire che anche questa trasformazione è apparsa, agli occhi spassionati, viepiù insostenibile alla luce di ciò che egli ha dichiarato al cospetto del Parlamento. Abbiamo ascoltato un capo del governo della Repubblica che, mentre rivendicava a sé il coraggio di osare, sfoggiava una cautela più timorosa che virtuosa, come chi non sia, politicamente, padrone di se stesso.