L’opposizione di piazza e non

Si può fare opposizione al Conte bis senza bisogno di scendere in piazza? Matteo Salvini e Giorgia Meloni dovrebbero sfuggire alla tentazione di considerare che il campo degli avversari del Governo giallo-rosso debba comprendere solo quanti hanno intenzione di partecipare alle manifestazioni di protesta da tenere negli spazi pubblici del Paese. L’area di chi considera una iattura il ritorno del Partito Democratico al governo in compagnia dei trasformisti del Movimento 5 Stelle, è molto più ampia di quella formata dai militanti di Lega e Fratelli d’Italia. Non c’è bisogno di ripercorrere la storia dell’Italia repubblicana per convincersi che lo schieramento avverso alla sinistra ed alle sue degenerazioni giustizialiste è formato da una serie di componenti tra loro molto diverse. Queste componenti aggiuntive a quelle formate da Lega e Fratelli d’Italia non sono solo i gruppi del cosiddetto centro moderato a cui sembra rifarsi Forza Italia. La stessa destra non si esaurisce in Salvini e nella Meloni, ma ha una serie di articolazioni che vanno dai gruppi più radicali a quelli ispirati a valori liberali antagonisti ed alternativi alla sinistra.

Sarebbe un errore, allora, considerare opposizione solo quella della piazza. Un errore che porterebbe ad una autoghettizzazione che rischierebbe di isolare e marginalizzare le componenti del sovranismo populista, regalando il paese al Partito Democratico ed al Movimento Cinque Stelle non per il resto della legislatura ma per un tempo molto più lungo.

Mai come in questo momento, invece, l’obbiettivo che Salvini e la Meloni dovrebbero perseguire è quello dell’allargamento a forze diverse e del coinvolgimento delle tante anime di una maggioranza che va in piazza ma che manifesta il proprio dissenso anche rimanendo in silenzio ed operando senza canti e bandiere.

Non si tratta di un’impresa facile. Soprattutto per chi, come Salvini, è stato oggetto di una criminalizzazione interna ed internazionale tesa a escluderlo vita natural durante dal governo del Paese. Ma il leader della Lega deve fare lezione di quanto avvenuto. E riprendere il cammino tenendo sempre presente che l’isolamento porta a fare la fine di Marine Le Pen.