A proposito del figlio di Grillo

A volte occorre difendere i figli dai padri: non solo i padri dai figli. Nel caso che mi accingo brevemente ad esaminare non è Edipo a minacciare la vita di Laio, ma Laio quella di Edipo.  

È notizia recentissima che il figlio di Beppe Grillo – e del quale mi piace qui omettere perfino il nome di battesimo, visto che si tratta di un diciannovenne che appena si affaccia alla vita – è stato accusato di violenza di gruppo, in quanto lui ed altri tre suoi amici avrebbero violentato una ragazza alcune settimane or sono in Sardegna durante un periodo di vacanza.

Perché bisogna difendere questo ragazzo dal padre? Non certo per dover subire un rimprovero  o un sorta di interrogatorio familiare destinato a capire cosa sia effettivamente successo, prerogative queste tipiche della paternità e che non destano ovviamente alcuna preoccupazione. Si tratta invece di qualcosa di molto pericoloso dalla quale il ragazzo va protetto, tanto più perché dovrebbe provenire dal padre.      

Infatti, non sospettando neppure che Beppe Grillo possa venir meno – nel caso di suo figlio – alle sue profonde convinzioni in tema di amministrazione della giustizia e che anzi dimostrerà una assoluta coerenza con ciò che egli predica quando si tratta di persone accusate a vario titolo di diversi reati – possiamo temere varie sue prese di posizione radicali in danno del figlio che qui passo brevemente in rassegna e dalle quali occorre proteggere il ragazzo. .

Per suo figlio, Grillo negherà in modo convinto la presunzione di non colpevolezza. Ne viene che, trattandosi di accusa circostanziata e, per di più, aggravata dal numero delle persone e dalla giovane età della ragazza – sola contro quattro – Grillo sosterrà che suo figlio sia colpevole da subito, prima che sia condotta e portata a termine ogni istruttoria sul caso: e figuriamoci il giudizio!

Per suo figlio, Grillo rafforzerà la presunta colpevolezza – anzi la certezza della colpevolezza – perché la vittima è una donna: e, si sa, le donne che accusano altri di aver subito violenza non mentono mai e vanno sempre supportate in tutti i modi.

Per suo figlio, Grillo invocherà metodi spicci in virtù dell’accusa particolarmente spregevole contro una donna esercitata in gruppo – segno di inguaribile mentalità maschilisticamente violenta – riducendosi al minimo le inutili pastoie procedurali che fanno solo perdere tempo e decorrere la prescrizione.

Per suo figlio, Grillo, visto che pare che la ragazza sia stata resa alquanto brilla allo scopo di piegarne le difese, chiederà l’applicazione di tutte le aggravanti possibili, in concorso fra loro, prima fra tutte quella della minorata difesa.

Per suo figlio, Grillo cercherà di convincere – e non ci vorrà molto – Di Maio e l’intero governo ad aumentare oltremodo le pene previste per reati di questo genere, chiedendo infine che le nuove sanzioni abbiano effetto retroattivo – facendo per una volta deroga ai principi del diritto penale, ma il caso grave lo richiede  – in modo che al ragazzo sia lecito affibbiare una bella condanna a venti o trent’anni di galera, cosa oggi impossibile stante la poca capacità afflittiva delle vigenti norme sul punto.

Per suo figlio, Grillo chiederà che vengano ridotte le facoltà della difesa, allo scopo di non perder tempo,  rischiando così la prescrizione che ancora, purtroppo, decorre liberamente e non fino alla sentenza di primo grado, emessa la quale essa si dovrebbe bloccarsi: ma questo accadrà solo a partire dal prossimo uno di gennaio.

Per suo figlio, Grillo si prenderà una brutta arrabbiatura, sembrandogli assurdo che per pochi mesi, non si possa a lui applicare il blocco della prescrizione e redarguendolo pesantemente per aver avuto troppa fretta di consumare il reato, potendo invece egli attendere il tempo necessario per far entrare in vigore il tanto agognato blocco totale della prescrizione.  

Per suo figlio, Grillo chiederà che venga limitato il tempo concesso ai difensori per difenderlo, adoperando una clessidra della durata di non più di dieci minuti, esaurita la quale, la parola viene tolta definitivamente al difensore e assegnata per una seconda volta al pubblico ministero, senza facoltà di replica per la difesa.

Per suo figlio, infine, Grillo chiederà venga immediatamente abolito il grado d’appello, inutile e costosa ripetizione del primo grado di giudizio, in caso di condanna dell’imputato: invece, in caso di assoluzione, il pubblico ministero potrà appellare.  

Insomma, come si vede subito, tutte misure ragionevoli per i pentastellati (e solo per loro), ma  purtroppo non ancora del tutto vigenti: siamo comunque sulla buona strada e Grillo farà di tutto premendo sul governo per far varare subito quelle ancora non esistenti. Tuttavia, una qualche preoccupazione non può non disturbare chi ancora non la veda esattamente come lui e come i pentastellati, per il semplice motivo che in tutte quelle misure non si intravede neppure l’ombra del diritto.

E siccome ostinatamente ancora crediamo che – come ripeteva Rosmini – il diritto altro non sia che “la persona sussistente”,  abbiamo ragione di temere che Grillo, della cui coerenza, lo ripeto, non si può dubitare, adotti per suo figlio la stessa prospettiva forcaiola e giacobina che alimenta nei confronti di tutti gli italiani. E perciò tocca a noi difenderlo dalle iniziative del padre, chiedendo per lui le misure esattamente opposte: che si rispetti la presunzione di non colpevolezza, che la difesa possa parlare liberamente, che le indagini siano scrupolose anche se esigano del tempo, che la fretta non sia nemica della giustizia, che la prescrizione decorra liberamente, che l’appello sia mantenuto ed anzi rafforzato in caso di condanna ecc., tutte cose che Grillo, come è noto, aborre e contro cui strenuamente si batte. Per questo, visto che egli può sperare soltanto in noi, invito tutti, dalle colonne di questo giornale,  alla mobilitazione pubblica e permanente in difesa di Grillo figlio: per salvarlo dall’ergastolo che  per lui Grillo padre, per non rinnegare se stesso, è costretto a pretendere e a sperare.