La ricottina della sinistra ed il centrodestra

Heri dicebamus. Il ritorno del Partito Democratico al governo viene presentato come la fine di una parentesi accidentale che aveva occasionalmente interrotto il processo ineluttabile ed irreversibile della presenza dei post-comunisti al vertice politico del Paese. La parentesi, ovviamente, è rappresentata da Matteo Salvini. Che viene presentata come il bizzarro incidente di percorso finalmente giunto alla sua inevitabile conclusione.

Ma è questo generale senso di sollievo, esibito con una enfasi decisamente eccessiva da parte di tutti i massimi rappresentanti dei cosiddetti poteri forti europei e nostrani (a Bruxelles, a Cernobbio, in Vaticano, al Quirinale e via di seguito), che mette in mostra una dei difetti più ricorrenti e clamorosi di certa sinistra politica ed intellettuale rappresentato dalla cosiddetta sindrome della ricottina. Quella del contadino che andando al mercato per vendere una ricotta si era autoconvinto che con i soldi della vendita avrebbe acquistato una mucca che gli avrebbe dato un reddito capace di fargli costruire una grande stalla piena di animali destinata a trasformarlo in un ricco possidente. E che mentre fantasticava sui rotoli di denaro che avrebbe inevitabilmente avuto perse l’equilibrio facendo cadere la ricotta e tutti i sogni ad essa connessi.

L’eccesso di enfasi per l’“heri dicebamus” e la fine dell’incidente non tiene conto di una realtà rappresentata da una ricottina governativa che può cadere da un momento all’altro all’interno di una società italiana in cui la maggioranza dei cittadini non ha alcun motivo di tirare lo stesso sospiro di sollievo della casta dei privilegiati.

Questo scollamento dalla realtà della sinistra e della sussistenza grillina giunta al suo seguito è un difetto genetico difficilmente superabile. Ed è il vero puntello su cui l’opposizione di centrodestra può dare vita ad una alternativa ampia e credibile alla attuale coalizione degli scampati al voto anticipato.

Per non tornare ad essere un incidente di percorso, però, le diverse componenti dell’area di opposizione debbono incominciare ad evitare di dividersi se la vera opposizione si debba fare più nelle piazze che nel Palazzo. Ognuno scelga il suo modo di porsi in alternativa ai rossi con bande gialle. La diversità assicura una offerta di opposizione più articolata. L’importante è che si rimanga uniti nel proposito di far cadere la ricottina ed i sogni irrealistici della sinistra!