La fabbrica dei geni incompresi

Non c’è che dire, il Movimento 5 Stelle si sta dimostrando una vera fucina di geni incompresi. Dopo la sfilza di sfolgoranti proposte portate avanti nel precedente Governo dall’ex bibitaro Luigi Di Maio, divenuto magicamente capo politico dei grillini, oggi ci pensa il nuovo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, a proseguire sulla strada dei miracoli.

In estrema sintesi, il nostro avrebbe in animo di realizzare tutta una serie di tasse di scopo, finalizzate a finanziare la scuola pubblica e le iniziative utili a migliorare gli stili di vita. La sua idea, di una genialità sconosciuta a noi comuni mortali, sarebbe quella di stangare “leggermente” le attività inquinanti e gli stili di vita sbagliati. Da qui il proposito esplicitato di gravare di almeno un euro e mezzo i voli intercontinentali e di qualche centesimo le bibite gasate e le merendine, così da raggranellare la bazzecola di 3 miliardi di euro da destinare a quel grande e disfunzionale carrozzone, usato da decenni dalla politica come un mero ammortizzatore sociale, che va sotto il nome di Pubblica Istruzione.

Ovviamente, al di là delle battute, in questa ridicola proposta si manifesta in pieno tutto il catastrofico dirigismo di una accozzaglia di scappati di casa con cui si immagina di insegnare a vivere ad un intero popolo a colpi di tasse e di decreti legge. Oltre alla riproposizione di una sinistra argomentazione, divenuta da tempo un logoro luogo comune, secondo il quale sarebbe sufficiente aumentare gli stipendi di chi svolge una qualsiasi funzione pubblica, in questo caso l’insegnamento nel Paese col più alto tasso di analfabetismo funzionale, per ottenere d’incanto un deciso miglioramento della funzione medesima.

L’Italia vive da tempo una grave crisi sistemica la quale, a mio avviso, deriva proprio da un eccesso di intervento pubblico a tutti i livelli. Tale intervento, intermediando oltre metà delle risorse che si producono ogni anno, determina una forte distorsione nei principali settori del Paese, impedendo alla componente spontanea della società di esprimere al meglio le proprie potenzialità. Tant’è che subiamo una pressione fiscale effettiva assolutamente paralizzante, tale da essere sufficiente per coprire i guasti che il prode Fioramonti imputa alle bibite gasate e alle merendine, visto che solo d’Iva questi generi sono gravati dell’aliquota massima del 22 per cento, senza contare la montagna di altre imposte, più o meno occulte, che lo Stato preleva sulla produzione e commercializzazione di una malefica lattina di Coca-Cola.

Ma ciò non sembra smuovere la convinzione del neo-ministro grillino. Evidentemente per lui lo Stato etico passa attraverso una ulteriore e salutare stretta fiscale. Volare meno e mangiare genuino, questa la via italiota per raggiungere la felicità di un popolo che ha avuto la fortuna di annoverare tra i suoi membri un così grande e disinteressato genio, purtroppo per noi ancora piuttosto incompreso. Eppure, se la sua intuizione di tartassare gli stili di vita scorretti, almeno secondo il decalogo grillesco, dovesse passare in ogni ambito, spingendo i cittadini ad uniformarsi ad una sorta di regime esistenziale in stile spartano, si compirebbe un passo decisivo verso quella cosiddetta decrescita felice che rappresenta ancora un modello di riferimento per il movimento di Fioramonti. Dopodiché non resterà che vestirsi tutti allo stesso modo, così come accadeva nella mitica Cina di Mao Tse-tung.