La democrazia “squalificata”

Se Massimo Cacciari ha potuto definire “demenziale” il tentativo dei 5 stelle e PD di formare il nuovo governo che nascerà fra pochi giorni – e su questo sono pronto a giurare – ci sono dei buoni motivi. Innanzitutto, il semplice fatto che i vertici di entrambi i partiti siano saliti al Quirinale con il nome di Conte scritto su di un foglio, ma senza un programma di governo credibile in quanto condiviso.

Nella specie, non si vede come Mattarella abbia potuto affidare a un Presidente incaricato come Conte la formazione del nuovo governo, ma nella assoluta assenza di un piano governativo sulle cose da fare, neppure le più urgenti. Eppure lo ha fatto, anche senza piano di azione governativa. Per molti motivi, non ultimo il peso che Renzi fa valere nella richiesta di non andare subito alle elezioni, insieme a quello che ebbe – assai rilevante – nella elezione di Mattarella. E poi è noto: i gruppi parlamentari del Pd – che, come tutti gli altri, vogliono conservare la poltrona ottenuta – sono in mano a Renzi, perché lui li volle e lui li nominò.

In secondo luogo – ed è questa la cosa che più dà da pensare – i 5 stelle non hanno neppure la più vaga idea di cosa sia davvero la democrazia, limitandosi a praticare metodi basati su una pura e semplice ipocrisia sociale, frutto malato di una totale insipienza. La riprova sta nell’uso della piattaforma Rousseau da parte dei 5 stelle. Spacciata per forma insostituibile di democrazia diretta, siamo invece in presenza di una autentica ipocrisia sociale che tuttavia è necessaria alla sopravvivenza del ceto politico che la gestisce.

I problemi generati dalla Rousseau non sono soltanto tecnici, relativi cioè alla sua permeabilità dall’esterno, il che ne vizia in radice ogni credibilità. Si tratta invece di problemi di carattere politico, che mettono in luce la mentalità del ceto politico che la sostiene e la adopera.

Innanzitutto, l’uso di tale piattaforma mostra la mancanza di una seria e credibile cultura politica. Prova ne sia che la piattaforma viene attivata non già prima che Conte abbia ricevuto l’incarico dal Quirinale ma dopo che ciò è avvenuto. Una vera assurdità, sintomo di confusione mentale. Infatti, che senso ha interpellare il “popolo” dopo che già i giochi sono fatti e consumati ? Nessuno, se non gettare fumo negli occhi verso una opinione pubblica distratta o ancora in vacanza. Che si tratti di una democrazia a scoppio ritardato? Una nuova forma democratica sconosciuta nella prassi e nella cultura politica? Che ce la spieghino per favore!

Inoltre, è semplicemente ridicolo che di fronte a circa dieci milioni di voti ottenuti alle scorse politiche, la piattaforma Rousseau sia attivabile soltanto nei confronti di circa 100.000 iscritti e che di questi poi esprima nei fatti il proprio parere soltanto la metà. In percentuale, cosa rappresentano 50.000 elettori circa su dieci milioni di voti? Se non erro, rappresentano lo 0,50 per cento, salvo approssimazioni ulteriori.

Ebbene, interpellare la piattaforma, che si dice democratica, per ottenere poi il parere della metà dell’uno per cento dei simpatizzanti, allo scopo di fondare su tale interpello “democratico” nuove acrobazie politiche, tanto avventurose quanto pericolose, rappresenta una tragico misconoscimento della democrazia. In democrazia, infatti, si conoscono non solo le maggioranze semplici, ma anche le maggioranze “qualificate”, quelle cioè che – per deliberare su casi di particolare importanza (elezione del Capo dello Stato, dei giudici costituzionali ecc.) – esigono non già la metà più uno dei votanti, ma di maggioranze più elevate, per esempio di due terzi dei votanti.  

Qui invece siamo in presenza di una minoranza assoluta dei votanti; anzi di una minoranza che potrei definire compiutamente “squalificata”, in quanto espressione del nulla elettorale, forse di meno del nulla. Eppure, su questo meno che nulla – frutto di una minoranza “squalificata” – il ceto politico pentastellato osa edificare la propria credibilità democratica.

Ciò accade perché da un lato questo ceto ignora l’ABC della democrazia – quella vera – e dall’altro perché gli viene molto facile ingannare i propri simpatizzanti, forse poco attenti alla sostanza delle connessioni politiche, utilizzando parole che nascondono la più totale assenza dei minimi requisiti della democrazia. Questo ceto politico che sbandiera trasparenza e democrazia, dunque, calpesta entrambe: la trasparenza, perché usa l’ipocrisia delle parole per accreditarsi con i propri elettori; la democrazia, perché si avvale soltanto di una sua deformata controfigura, quella propria di una immodificabile minoranza “squalificata”, allo scopo di orientarne le scelte politiche.

Per essere – il pentastellato - un movimento nuovo e lontano dalla vecchia politica, non c’è che dire! Bravissimi!