Mai sudditi, sempre cittadini

Proprio perché valiamo, come nella pubblicità, sarebbe ora che smettessimo di farci considerare sudditi e soprattutto beoti. Da giorni il soccorso dei costituzionalisti e dei giuristi della sinistra radical chic sta cercando di convincerci che la nostra carta non preveda, o in qualche modo sia contraria, al voto anticipato. Non è vero. Nei talk politici, nelle interviste, nelle dichiarazioni, è infatti tutto un fiorire di ammonimenti, di spiegazioni e sulle elezioni, che la costituzione prevede ogni 5 anni, alla fine della durata naturale della legislatura. Come se non bastasse queste lezioni vengono regolarmente accompagnate dalla frase “non si può votare ogni tre mesi, non si può votare ad ogni sondaggio, non si può votare ad ogni piè sospinto”. Bene, si tratta di suggestione, punto. Tanto è vero che da quando esiste la nostra Repubblica non solo si è votato anticipatamente una quantità di volte, ma lo scioglimento prematuro delle camere è previsto, eccome, dalla Carta che lo disciplina chiaramente all’articolo 70, rimettendolo nelle mani del Capo dello Stato.

Oltretutto nel caso di specie, un eventuale scioglimento avverrebbe dopo 18 mesi di legislatura, non 3 mesi o poco dopo, e di fronte ad una crisi di governo tanto esemplare quanto plastica. Come se non bastasse, le forze che oggi vorrebbero allearsi pur di evitare le elezioni anticipate, sono le stesse che non solo 18 mesi fa rifiutarono di formare una maggioranza, ma da allora ad ora si sono insultate e accusate, con dovizia di particolari in tema di ostilità e dispregio reciproco. Tanto più è evidente questa contrapposizione, che i leader dei partiti oggi candidati all’amore eterno hanno più volte pubblicamente ammesso, la impossibilità assoluta di alleanza, la distanza abissale di cultura e di politica economica, sociale, industriale.

Bene, ora si dirà che anche i leghisti ed i grillini nella campagna elettorale prima del 4 marzo 2018 se ne dissero di tutti i colori, eppure riuscirono con lo strumento del contratto a comporre una maggioranza di governo. È vero e non c’è dubbio, ma come è finita? È finita così come vediamo: 18 mesi di contrasti, litigi, attacchi reciproci e insolenze al limite del sopportabile, sino all’epilogo inevitabile della crisi che stiamo vivendo, dunque? Perché insistere? Ma se tutto ciò non bastasse e senza dover ricordare che il 4 marzo non vinsero i grillini ma il centrodestra, perché la legge elettorale parla di coalizioni e la più forte fu quella, basterebbe osservare il giudizio degli elettori in questo anno e mezzo. Parliamo di giudizio vero, di voto insomma e non di sondaggi. Bene, il responso dei cittadini è stato ad ogni occasione elettorale chiarissimo: bocciatura dei partiti che oggi vorrebbero governare il paese, promozione a pieni voti del centrodestra unito.

A questo punto si obietterà che le Amministrative non sono le politiche, che le Europee sono altro, che le questioni non sono sovrapponibili, come se gli italiani di destra e di sinistra fossero banderuole da cambiare idea non per sfumature, ma per antitesi, a dir poco suggestivo. Parliamoci chiaro, la realtà è che pur di non votare sfoderano il meglio della interpretazione costituzionale, che seppure ovviamente legittima, esclude quella altrettanto legittima del voto anticipato che la Carta prevede e disciplina eccome.

 Noi pensiamo che il voto non sia mai un eccesso, una forzatura, anche se ripetuto in corso di legislatura, se fossimo tornati alle urne anziché cedere alla maggioranza penta leghista, ci saremmo ritrovati meglio sia con la vittoria della destra che della sinistra. Del resto sono il voto e le libere elezioni a sostanziare la democrazia, la differenza fra sudditi e cittadini. Ecco perché auspichiamo il giudizio sovrano del popolo italiano.