Cinque Stelle in crisi di memoria (e non solo)

Nietzsche diceva: “Bisogna avere buona memoria per mantenere le promesse”.

Accadde a Gennaio: “Ma quale sintonia ci può essere col Pd che vuole aumentare lo stipendio dei parlamentari e reintrodurre i vitalizi? Il Pd è un semaforo, è sempre lo stesso partito che ha cambiato solo volto, io non ho nessuna sintonia con quel partito”.

Venne febbraio: “Io non penso a nessuna alternativa a questo governo”. Era Luigi di Maio.

Idi di marzo, e Beppe Grillo, discettando sulla confusione piddina, cita nientemeno che Shakespeare per dichiarare tutta la sua stima al Pd: “Persi nelle nebbie delle primarie si ritrovano nel vuoto nulla impannocchiato di fronzoli”.

Poi le elezioni, e la tranvata galattica, ma di Maio resta “capo politico” del movimento. O vittima sacrificale. E sacrificabile. Però ha battuto il “record mondiale per una votazione online in un singolo giorno per una forza politica”.

Ma mettiamoli bene nero su bianco i numeri: rispetto alle elezioni politiche del marzo 2018, il Movimento 5 Stelle ha più che dimezzato i suoi voti, passando da circa 11 milioni dell’anno scorso ai 4,5 milioni attuali. Per dire.

Aprile, dolce tradire: “Inizia l'esodo degli iscritti al Partito democratico verso il partito di Casaleggio e Grillo in vista del nuovo governo. Da Baricco a Gori, ecco come ci si prepara al cambio di casacca (per ridere)”, scriveva Milani sul Foglio, anche se era aprile dell'anno scorso. Ma, a ben guardare il film tragicomico a tratti grottesco quando non ridoliniano “Paura e delirio a Montecitorio” che sta andando in onda negli ultimi giorni, con gente aggrappata alle poltrone come gatti alle tende, mica tanto per ridere e mica ci era andato tanto lontano.

Maggio. Di rose e bocciuoli. Grillo definisce Carlo Calenda “uomo autoreferentialis, una specie di gigolò confindustriale”. Pretty Calendaman. E, più o meno contestualmente: “Il Pd ha fatto diventare l'Italia un campo profughi”. Però ora la Trenta, ministra pentastellata, aprirebbe i porti. Coerenza.

Luglio - col bene che ti voglio poltrona- la genialata del mandato zero. Grillo parafrasa Iglesias e la sua hit “Se mi lasci non vale”: “Il #mandato ora in corso è il primo di un lungo viaggio... ma di andarmene a casa non ho proprio il coraggio...”. Lo scrive pure, non l'avessimo ancora capito. Unghie di gatto sui vetri.

Agosto: Piddì nemico mio non ti conosco: “Noi non faremo accordi con Renzi e Boschi, è la bufala dell’estate che la Lega sta diffondendo dopo aver fatto cadere il Governo”, ha sottolineato il ministro dei Rapporti con il Parlamento Fraccaro (M5S). Però, nel post “la coerenza dello scarafaggio” per il comico deus ex machina, radiocomandante occulto dei robottini, le elezioni “possono aspettare”, forse troppi parlamentari che prima erano disoccupati lo ritornerebbero.

Quasi nove mesi, insomma un parto, per capire dove stanno andando i grillini in questo mondo. Ma manca poco, qualsiasi ibrido o nuova creatura elettorale sia vedrà presto la luce, speriamo non un mulo, ma un po’ di memoria storica e di filosofia politica del movimento male non fa. In un video pubblicato il 21 luglio 2013 su YouTube, nel canale ufficiale di Beppe Grillo, il fondatore del Movimento 5 stelle, Casaleggio senior, intervistato da Gianluigi Nuzzi, dichiarava che nel caso in cui il presidente della Repubblica avesse chiesto al M5s di entrare in un nuovo governo con il Pd, lui sarebbe uscito dal Movimento. Ci è uscito perché è morto poveretto, ma almeno non deve assistere all'ignominia - ideologica e non- a cui potremmo a breve assistere noi.

Resta che non c'è più rispetto dei morti e delle loro volontà ma nemmeno di quelle dei vivissimi italiani che le idee le hanno espresse chiare e forti alle urne e che a governare l'Italia ci vogliono Salvini e non il Pd. E, a questo punto, con tanta dimostrata adeguatezza, memoria e infine con tutta la coerenza del geniale mandato zero, chissà se ci rivogliono i Cinque Stelle. Beh, vorremmo saperlo. Mattarella ostetrico con urgenza in sala parto, di corsa un voto, richiesto uno straccio di onestà intellettuale verso milioni di cittadini disgustati.