Forza Italia ed il conflitto d’interesse negativo

È il conflitto d’interessi negativo la stella polare che fissa la rotta politica di Forza Italia. Lo ha fatto nel 2011, quando i poteri forti franco-tedeschi fecero brutalmente capire a Silvio Berlusconi che, se non avesse abbandonato il governo del paese e favorito la nascita dell’esecutivo di Mario Monti, le sue aziende sarebbero state aggredite sul terreno finanziario e bancario. Lo ha ripetuto successivamente, prima imponendo il sostegno al governo Letta e, di seguito, favorendo il cosiddetto patto del Nazareno con Matteo Renzi per evitare rappresaglie contro Mediaset da parte dell’allora Presidente del Consiglio. E potrebbe risultare ancora una volta determinante in occasione dell’attuale crisi spingendo il partito del Cavaliere ad assicurare un sostegno diretto o indiretto alla “maggioranza Ursula” che M5S, Pd e sinistra radicale potrebbero mettere in piedi per evitare le elezioni anticipate ed isolare Matteo Salvini.

Fino a quando Forza Italia era un partito provvisto di largo consenso il conflitto d’interessi negativo scattava solo in casi estremi. Come quello del “colpo di stato” del 2011 realizzato su istigazione di Sarkozy e Merkel e con la regia di Giorgio Napolitano. Ma da quando il partito berlusconiano è diventato un soggetto politico minoritario ed in costante declino, il timore del conflitto d’interessi negativo è diventato il solo ed unico fattore d’indirizzo politico di Forza Italia. Per la semplice ragione che il vecchio partito-azienda si è trasformato nel partito dell’azienda e quest’ultima ha come dovere prioritario quello di non essere esposta alle possibili ritorsioni ed angherie di governi ostili.

Un eventuale governo M5S-Pd-Leu rappresenterebbe un pericolo mortale per l’azienda berlusconiana. Non tanto per la presenza di esponenti piddini ormai consapevoli della necessità di mantenere in piedi il sistema radiotelevisivo misto (pubblico e privato) presente nel paese. Quanto per la forsennatezza demagogica dei dirigenti grillini pronti ad uccidere sia il pubblico che il privato pur di potersi continuare a dichiararsi forza di cambiamento.

Come ridurre la pericolosità di un simile governo? O assicurando un appoggio esterno in cambio di garanzie di sopravvivenza. Oppure puntando a realizzare un governo istituzionale (la proposta di Renzi) in cui la garanzia migliore per Forza Italia sarebbe la sua partecipazione diretta all’esecutivo.

Non c’è da scandalizzarsi per il prezzo che il partito di Berlusconi deve pagare al suo conflitto d’interessi negativo. C’è, semmai, da prendere atto che l’interesse dell’azienda non coincide con quello dell’elettorato contrario al ritorno delle sinistre al potere. E trarne le dovute conseguenze. L’azienda persegua le proprie convenienze. Gli elettori le proprie convinzioni e passioni!