Il Venezuela si avvicina

Sebbene il risultato elettorale dell’Abruzzo abbia ulteriormente esaltato l’attuale schizofrenia presente nell’opinione pubblica, premiando la Lega e affossando i dilettanti allo sbaraglio del Movimento 5 Stelle, le prospettive economiche del Paese appaiono più che preoccupanti. Se infatti analizziamo in grandi linee la difficilissima condizione economica che sta attraversando l’Italia, sembra proprio che la vicinanza con il Venezuela, espressa sul piano politico in tutte le salse dagli epigoni di Beppe Grillo, si stia sempre più concretizzando nei fatti.

Le previsioni catastrofiche su una crescita che non c’è, unite alle sciagurate misure di un Governo imbarazzante, fanno da sinistro corollario ad un tracollo sistemico che appare ogni giorno più verosimile. Di fatto, occorre ricordare ai più distratti, con il ritorno dello spread in zona 300 punti, sommato alla mancata crescita del Prodotto interno lordo, l’Italia si è saldamente stabilita, si fa per dire, all’interno della zona minata del cosiddetto effetto snow ball. Ovvero quella palla di neve dei tassi d’interesse sul debito pubblico, il cui costo medio eccede di gran lunga la crescita nominale della ricchezza prodotta, che genera sfiducia nei mercati, trasformando il servizio sul debito medesimo in una valanga non più sostenibile.

Eppure, malgrado si stiano materializzando tutte le previsioni negative espresse dalla nostra piccola riserva indiana di “gufi” liberali, nel dibattito nazionale si avverte ancora una prevalenza di quei dotti osservatori e comunicatori i quali ancora confidano nel potere taumaturgico dei cavalli di battaglia dei partiti al potere: Reddito di cittadinanza e Quota 100. In tal senso, ritenere che questi due vergognosi esempi di saccheggio del già periclitante bilancio dello Stato contengano una capacità espansiva tale da farci uscire di slancio dall’incipiente recessione in cui la cialtronaggine dei pentaleghisti ci sta facendo sprofondare, è materia da centro di salute mentale. Solo uno stupido integrale o un mascalzone privo di scrupoli potrebbe pensare che un sistema massacrato da decenni da un crescente uso della cosiddetta spesa corrente possa riprendere la strada dello sviluppo aumentandone la dose per un puro tornaconto elettorale. Tutto questo nel breve tenderà ad accrescere la già elevata incertezza nutrita, sia all’interno che all’estero, nei confronti dell’Italia, raffreddando ulteriormente l’andamento economico. Mentre nel medio periodo il calo del Pil e il conseguente aumento dei tassi d’interesse creerà le basi per una nuova crisi delle banche, sempre più impossibilitate a finanziare a costi accettabili la nostra economia. Chiamalo credit crunch, se vuoi.

Nel frattempo, incuranti del disastro, i due alleati/serpenti dell’Esecutivo giallo-verde continueranno nel teatrino dell’uomo serio e risoluto, incarnato da Matteo Salvini, e del cantaballe alla ricerca di altri nemici esterni da affiancare alla Francia, rappresentato dall’ex venditore di bibite Luigi Di Maio. Quest’ultimo, autore di una ragguardevole lettera a “Le Monde”, in cui il ministro dello Sviluppo economico fa sfoggio di ampia erudizione storica, nella quale ricorda ai nostri cugini transalpini la loro “democrazia millenaria”. Dopo aver appreso la cosa, ho cominciato a riflettere sul concetto di scimmia al volante. Forse non sarebbe poi una cattiva idea se raffrontata con l’esistente.