Mattarella: il silenzio che fa rumore

“Come spesso ebbe a ricordare anche il presidente Oscar Luigi Scalfaro, la legge e le regole valgono per tutti, senza aree di privilegio per nessuno, neppure se investito di pubbliche funzioni; neppure per gli esponenti politici. Perché nessun cittadino è al di sopra della legge”.

Sergio Mattarella cita in maniera pertinente Oscar Luigi Scalfaro intendendo strigliare Matteo Salvini per la sua sparata contro le toghe che – secondo il ministro dell’Interno – starebbero cercando di intimidirlo per via giudiziaria.

A beneficio di coloro che non lo ricordassero, Scalfaro è stato colui il quale pronunciò il famoso “io non ci sto” quando l’ex direttore del Sisde Riccardo Malpica lo accusò di aver incassato cento milioni al mese di fondi riservati (quasi come fosse lesa maestà) onde poi difendere ipocritamente le prerogative della magistratura allorquando essa si interessava con una certa insistenza al suo acerrimo nemico Silvio Berlusconi in quello che diverrà un accanimento giudiziario durato un trentennio. Che Malpica avesse ragione o meno, tutti ci stavano ma Scalfaro invece non ci stava nemmeno quando ispirò il ribaltone convincendo Umberto Bossi ad abbandonare il primo Governo Berlusconi, coagulando una maggioranza raccogliticcia intorno a Lamberto Dini e interpretando le prerogative costituzionali del presidente in maniera forse eccessivamente estensiva e forse al limite della legge.

Quindi che Sergio Mattarella si senta in continuità con Oscar Luigi Scalfaro è perfettamente coerente visto che, con un abile gioco di silenziose ingerenze, ha influito in maniera determinante sulla legislatura in corso e adesso tifa per la Magistratura sperando che essa spazzi via la Lega. In modo forse meno plateale rispetto a Scalfaro, anche Mattarella ci ha messo la manina: a cominciare dalle consultazioni e dalla composizione del Governo Conte, passando per le strane intromissioni sulla questione migranti fino a giungere alle dichiarazioni di più stretta attualità.

Così come amava fare il suo illustre predecessore, anche Mattarella a volte sa tacere facendo rumore: non una parola sulle recenti offese del presidente Francese Emmanuel Macron all’indirizzo della “vomitevole Italia” e non una parola sulle dichiarazioni dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Michelle Bachelet. L’amica di Chavez e di Fidel Castro (che scopre la democrazia solo adesso) ha intenzione di inviare ispettori dell’Onu in Italia per “far luce sui crescenti episodi di razzismo e di discriminazione nei confronti di migranti e rom” e dopo “il blocco imposto alle navi delle Ong nel Mediterraneo”. E quali sarebbero questi episodi di razzismo? A noi risulta che l’Italia abbia accolto mezza Africa con fin troppa generosità, che le Organizzazioni non governative abbiano chiaramente giocato sporco sugli sbarchi e che le mammolette europee che si rifiutano di sorbirsi pro quota i migranti respingendoli con la forza alle frontiere abbisognino delle attenzioni della signora Bachelet.

Anche sulla vicenda fondi della Lega, il ministro Salvini ha ragione ad invocare un trattamento simile a quello riservato alla Margherita che fu considerata parte lesa allorquando il tesoriere Luigi Lusi scappò con la cassa. Invece alla Lega vengono chiusi i battenti e per Mattarella bisognerebbe stare zitti e mosca. Muti anche sulla vicenda della nave Diciotti, come se l’accusa di sequestro di migranti aggravato non fosse un atto puramente politico, una sceneggiata che non si è vista nemmeno quando una nave italiana speronò un barcone albanese provocando un disastro in cui ci scappò più di qualche morto. Come se il titolare del Viminale non avesse soltanto evitato lo sbarco dei migranti per ragioni di sicurezza nazionale e ordine pubblico, ragioni che trovano fondamento nel Testo Unico di Pubblica Sicurezza e, più in particolare, nell’emergenza immigrazione cui l’Italia è soggetta da diversi anni.

Mattarella dovrebbe sapere – perché è stato uno dei protagonisti politici negli ultimi trent’anni – che le macumbe giudiziario-quirinalizie non portarono bene a Scalfaro e a chi voleva liberarsi in maniera sbrigativa dell’odiato Silvio perché gli allungarono la vita politica di almeno vent’anni. Lo stesso accadrà con Salvini.