Siamo alle comiche finali

Non è proprio un bello spettacolo quello che stanno inscenando Movimento 5 Stelle e Lega, siamo al livello di una vera e propria pagliacciata. Dopo aver intonato alti i loro peana di vittoria, domenica sera, con tanto di “abbiamo il contratto di governo e il nome del premier”, nel corso della giornata di lunedì il popolo italiano, quello nel cui nome si sta dicendo di tutto e di più, ha appreso che le trattative tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini si trovano ancora in alto mare. Tanto che entrambi hanno chiesto ancora tempo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con lo scopo dichiarato di superare le divergenze sui cosiddetti temi che sono emerse nel corso dei trionfali colloqui.

Tuttavia in realtà appare molto forte il sospetto che, al di là delle chiacchiere programmatiche, la vera ragione di ciò sia dettata dall’impasse sempre più evidente sul nome del futuro presidente incaricato da proporre al capo dello Stato. Ma credo che ci possa anche essere dell’altro, in tutta questa surreale faccenda politica. È infatti possibile che sia in atto il tentativo di sfilarsi da parte di uno o di entrambi i protagonisti e per tutta una serie di ragioni, tra cui quella non certamente secondaria di essersi spinti un po’ troppo oltre dal lato delle promesse elettorali.

In questo senso, l’indiziato maggiore sembrerebbe senz’altro Matteo Salvini il quale, rispetto al suo sempre più presunto alleato di governo, può contare su un retroterra politico assolutamente più solido. Di Maio, invece, leader di un movimento dalle gerarchie molto fluide e con qualche eminenza grigia di troppo, avendo anche per questo puntato tutte le sue fiche su questa azzardata partita, nel caso di un clamoroso fallimento verrebbe rapidamente defenestrato dai suoi numerosi nemici interni della componente ortodossa.

Comunque stiano le cose, dopo oltre 70 giorni di questa imbarazzante sceneggiata, nella quale si sono usate quantità industriali di ipocrisia e di demagogia per mascherare il livello di una trattativa politica a dir poco infima, il Paese non ne uscirà molto bene, a prescindere dalla nascita o meno di questo chimerico Esecutivo giallo-verde. Soprattutto sul piano dell’immagine tenderà certamente a rafforzarsi quel crescente scetticismo nei confronti di un Paese che sembra incapace di affrontare con sufficiente realismo le difficili sfide del momento. Un Paese in cui circa un terzo dell’elettorato si è affidato a un ragazzetto di belle speranze che ancora domenica scorsa, nascondendo i crescenti problemi che stava incontrando nella trattativa con i leghisti, si è permesso di dire ai giornalisti che si “sta scrivendo la storia”. Quella dell’avanspettacolo certamente.