La sinistra dura e pura di “Liberi e Uguali”

Pietro Grasso è la pallottola che abbatterà, politicamente, l’odiato Matteo Renzi.

Il proiettile è stato forgiato nella fucina della nuova sinistra che da oggi si chiama “Liberi e Uguali”. Un miracolo della modernità se si pensa che l’arma anti-renziana viene fuori da un avvenimento in controtendenza rispetto alla storia della sinistra italiana: una fusione in luogo di una scissione. Alla fine, i bersaniani-dalemiani di “Articolo 1-Mdp”, i reduci dell’ultima Rifondazione Comunista asserragliati in “Sinistra Italiana” e “Possibile” di Pippo Civati hanno trovato la quadra per stare insieme. La neonata formazione si presenta all’opinione pubblica mostrando un profilo alternativo al socialismo annacquato d’ispirazione bleariana abbracciato dal Partito Democratico di Walter Veltroni e rafforzato da Matteo Renzi.

D’ora in avanti nessuna confusione sarà ammessa tra le due offerte politiche: quella liberal-progressista e quella vetero-socialista. Sono e saranno due “cose” distinte. Creato l’habitat, adesso i suoi promotori dovranno preoccuparsi di cercare, nella società, chi popolerà uno spazio nuovo che sa di antico. Non v’è dubbio che la nomina calata dall’alto di Pietro Grasso a leader di “Liberi e Uguali” abbia l’aspetto di una sobria carta da regalo scelta per impacchettare un soggetto politico non troppo originale. Una bella etichetta appiccicata su un consunto spartito. Il presidente del Senato, magistrato per sempre, si è presentato, la scorsa domenica, sul palco romano dell’Atlantico Live a raccogliere l’applauso di un popolo ansioso di darsi un capo ben più di quanto lo fosse nel ricercare una linea politica credibile. E Grasso non li ha delusi. Il suo discorso d’incoronazione, culminato in un carismatico “io ci sono”, è stato tecnicamente pulito, senza sbavature, ma dal punto di vista dei contenuti ha lasciato molto a desiderare. Accogliente nella forma, con forti richiami ai sentimenti personali da persona perbene che ha attraversato la sua vicenda umana e professionale non dimenticando di essere rimasto un bravo “ragazzo di sinistra”, Grasso si è proposto come l’uomo qualunque che si presta al servizio dei cittadini. Ed è forse in questo modo di rappresentarsi la chiave della sua leadership e, nel contempo, di quella dell’area che è chiamato a rappresentare. Con lui prende corpo un qualunquismo di sinistra che si nutre di rivendicazionismo massimalista mischiato a un neo-giustizialismo “manettaro” poco incline agli aneliti garantisti.

Sul piano delle politiche che questa formazione porterà nel prossimo Parlamento assisteremo alla riproposizione di una sequela di “no” al processo riformatore del Paese, intervallati da alcuni “sì” particolarmente perniciosi. Sì alla “patrimoniale”; “sì all’accoglienza illimitata dei migranti; sì alla cancellazione delle tematiche identitarie; sì allo smantellamento dell’apparato di difesa dello Stato; sì all’affermazione delle teorie gender nella definizione dell’identità sessuale; sì all’oppressione fiscale dei produttori; sì al ritorno dell’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Sul piano strategico è possibile che l’obiettivo di governo per “Liberi e Uguali” sarà perseguito non soltanto mediante un accordo con un Partito Democratico “derenzizzato” ma, in alternativa, anche attraverso un matching con l’altra vincente forma di qualunquismo, quello idroponico impersonato dal Movimento Cinque Stelle. Nulla di sorprendente se si considera che l’intesa con i grillini era già nelle corde di Pier Luigi Bersani quando, nel 2013, all’inizio della legislatura che sta per concludersi, l’allora segretario del Pd le provò tutte, fino all’umiliazione della trattativa in diretta streaming, pur di convincere i Cinque Stelle ad appoggiare un suo governo. In quella circostanza l’operazione fallì. Ma oggi le condizioni per una saldatura potrebbero essere concrete. Se il movimento guidato da Luigi Di Maio dovesse fare risultato, diventando la lista più votata, non è da escludere che possa rivolgersi al nuovo soggetto di sinistra per assicurarsi un solido sostegno parlamentare a un governo pentastellato. In questo caso, e non è un particolare da poco, le trattative non verrebbero condotte dalla nomenklatura che i grillini considerano corresponsabile nelle malefatte del passato ma dal “volto nuovo” Piero Grasso, il magistrato anti-mafia senza macchia che non ha i medesimi scheletri nell’armadio che affollano il guardaroba degli eredi del Partito Comunista Italiano.

In quest’ottica, “Liberi e Uguali” si candida a un’affermazione elettorale a due cifre e, in prospettiva, ad avere voce in capitolo nel sostegno a qualsiasi governo, di centrosinistra senza Renzi o grillino, bussi alla sua porta. Sarà interessante vedere la collocazione che “Liberi e Uguali” assumerà nell’ambito della sinistra europea. Sarà una nuova declinazione, sebbene critica, della socialdemocrazia del Pse? Oppure saggerà strade nuove collegandosi alle esperienze di “Die Linke” in Germania, di “Podemos” in Spagna, di Jeremy Corbyn in Gran Bretagna e di Jean-Luc Mélenchon in Francia? La domanda non è peregrina. È prevedibile che a seconda della collocazione che “Liberi e Uguali” si darà nel panorama europeo ne discenderanno decisive conseguenze sul fronte delle alleanze in sede nazionale. Le cose, dunque, cominciano a muoversi a sinistra. E per un Matteo Renzi in evidente stato confusionale resta al momento sospesa la domanda delle cento pistole: da qui alle elezioni in quanti del Pd lo saluteranno per seguire il “pifferaio Grasso”?